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NewsAlla scoperta di Carlos Cuesta, nuovo allenatore del Parma

mercoledì 18 giugno 2025 alle ore 17:08di Antonio Scaduto3 min di lettura

Alla scoperta di Carlos Cuesta, nuovo allenatore del ParmaAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutomercoledì 18 giugno 2025 alle ore 17:08 · NewsAltre notizie

Il Parma ha scelto di puntare su una figura destinata a far parlare di sé: Carlos Cuesta. Carlos Cuesta García, nato a Madrid il 29 luglio 1995, non ha mai calcato i campi da professionista come calciatore. La sua carriera è iniziata presto, con una scelta insolita per la sua età: invece di inseguire il sogno di giocare, ha optato per lo studio del calcio. Laureato in scienze motorie con un focus sull’analisi tattica, Cuesta ha esordito come analista video nelle giovanili dell’Atlético Madrid a soli 19 anni. Da lì, un percorso fulmineo: assistente al Tottenham con Mauricio Pochettino (2018-2019), collaboratore tecnico di Andrea Pirlo alla Juventus (2020-2021) e, infine, assistente capo di Mikel Arteta all’Arsenal, dove ha affinato le sue idee lavorando in un contesto di altissimo livello. Queste esperienze hanno plasmato una mente tattica che unisce pragmatismo spagnolo, intensità inglese e creatività sudamericana, rendendo Cuesta un tecnico eclettico e innovativo. La firma di Cuesta è un 4-2-3-1 che si distingue per la sua flessibilità e per un approccio che bilancia organizzazione difensiva e aggressività offensiva. La sua filosofia si basa su tre pilastri fondamentali: controllo del gioco attraverso il possesso, pressing intelligente e transizioni rapide. Ecco un’analisi approfondita del suo sistema:

Organizzazione difensiva
In fase di non possesso, Cuesta predilige una linea difensiva alta, ma non avventata. La squadra si compatta in un blocco medio-alto, con i mediani che si posizionano per schermare le linee di passaggio centrali e i terzini che stringono per evitare varchi sulle fasce. La sua esperienza con l’Arsenal di Arteta, che ha trasformato i Gunners in una delle difese più solide della Premier League, dimostra la sua capacità di organizzare un reparto arretrato solido senza sacrificare l’aggressività.

Costruzione dal basso e dominio del possesso
Cuesta crede fermamente nella costruzione dal basso come base per controllare il ritmo della partita. I suoi portieri e difensori centrali devono essere abili con i piedi, capaci di attirare il pressing avversario per poi superarlo con passaggi precisi verso i mediani o i terzini. Durante la sua esperienza all’Arsenal, Cuesta ha lavorato a lungo sulla “salida lavolpiana” (un concetto ereditato da Ricardo La Volpe e perfezionato da Pep Guardiola), in cui un mediano si abbassa tra i centrali per creare superiorità numerica in fase di impostazione. Questo approccio permette alla squadra di mantenere il pallone anche sotto pressione, creando spazi per gli attaccanti. Al Parma, si aspetta che giocatori come Alessandro Circati o eventuali nuovi innesti in difesa incarnino questa mentalità.

Pressing alto e recupero palla immediato
Il pressing è un elemento centrale nella filosofia di Cuesta, ma non si tratta di un gegenpressing caotico alla Jürgen Klopp. Il suo è un pressing “intelligente”, che si attiva in momenti specifici: quando l’avversario è in difficoltà tecnica o posizionato male. Cuesta utilizza i suoi trequartisti e ali per chiudere le linee di passaggio, costringendo l’avversario a errori in zone pericolose del campo. Una volta recuperata la palla, la squadra si lancia in transizioni fulminee, sfruttando la velocità di esterni come Dennis Man o Gabriel Charpentier. Questo approccio richiede una preparazione atletica impeccabile e una sincronia perfetta tra i reparti, qualcosa che Cuesta ha già dimostrato di saper costruire durante i suoi anni all’Arsenal.

Flessibilità tattica e rotazioni
Il 4-2-3-1 di Cuesta non è rigido: i giocatori sono incoraggiati a scambiarsi di posizione per disorientare gli avversari. I terzini, per esempio, possono spingere in avanti come ali aggiunte, mentre uno dei mediani (come Adrian Bernabé, se confermato nel ruolo) può avanzare per creare superiorità in zona offensiva. L’attaccante centrale, invece, non è un classico “9” statico, ma un giocatore mobile che si abbassa per partecipare alla manovra, aprendo spazi per gli inserimenti dei trequartisti. Questa fluidità richiama il calcio totale di Johan Cruyff, con influenze moderne tratte da Arteta e Guardiola, ma adattate alla realtà di una squadra come il Parma, che non può contare su un budget da top club.

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