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NewsAmorim al Milan: filosofia, numeri e cosa cambia a Milanello

lunedì 15 giugno 2026 alle ore 16:50di Antonio Scaduto2 min di lettura

Amorim al Milan: filosofia, numeri e cosa cambia a MilanelloAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutolunedì 15 giugno 2026 alle ore 16:50 · NewsAltre notizie

Il Milan ha scelto il suo uomo per il futuro: Ruben Amorim. Dopo una corte serrata, l’ex tecnico dello Sporting CP (reduce dall’esperienza al Manchester United) è pronto a sedersi sulla panchina rossonera. Ma chi è davvero il nuovo allenatore del Diavolo, come gioca e cosa cambierà radicalmente a Milanello? Classe 1985, nativo di Lisbona, Amorim ha alle spalle una solida carriera da centrocampista (principalmente nel Benfica e nella Nazionale portoghese). Ma è in panchina che ha mostrato fin da subito stimmate da fuoriclasse. La sua scalata è stata verticale: nel 2019 allena la squadra B del Braga; promosso in prima squadra, in soli tre mesi vince la Coppa di Lega portoghese. Lo Sporting CP capisce di trovarsi di fronte a un fenomeno e fa una follia: paga la clausola rescissoria da ben 10 milioni di euro per strapparlo al Braga. Una scommessa stravinta. Al suo primo anno completo (2020/21), Amorim compie il miracolo: riporta lo Sporting a vincere il campionato dopo 19 anni di digiuno, perdendo una sola partita a titolo già conquistato. Da lì il salto in Premier League al Manchester United, prima del prepotente ritorno di fiamma del Milan (che lo seguiva già dai tempi dell’addio di Stefano Pioli). Se c’è una certezza assoluta nell’universo di Amorim, è la difesa a tre. Il portoghese è un allenatore dogmatico sulla struttura di base, ma estremamente fluido nell’interpretazione delle due fasi. Il suo sistema di riferimento è il 3-4-2-1 (o 3-4-3), che si modella continuamente a seconda che la squadra abbia o meno il pallone. Amorim rifiuta il lancio lungo sistematico. La palla si muove da dietro, terra-terra. La squadra attira la pressione avversaria per poi imbucare centralmente sui trequartisti o sulla punta che viene incontro. Il principio cardine è quello del “terzo uomo”: passaggio corto sul centrocampista, sponda immediata sul terzo uomo che guarda la porta e può verticalizzare o allargare il gioco. ​Le squadre di Amorim amano affollare una fascia laterale (sovraccarico), attirando i difensori avversari in quella zona attraverso triangolazioni strette. Una volta calamitata la difesa, si attiva il cambio di gioco rapido sul fronte opposto, dove il “quinto” speculare si trova spesso in situazione di 1v1 o 2v1 per andare al cross. Quando il Milan di Amorim perderà palla, non lo vedremo scappare indietro. Il tecnico esige una riaggressione feroce e immediata sul portatore di palla (3 o 4 uomini in zona). Per farlo, la squadra deve mantenere una grandissima compattezza corta, con i due mediani bloccati a protezione della difesa a tre (la cosiddetta rest-defence, la struttura difensiva preventiva mentre si attacca). Oltre alla lavagna tattica, Amorim porta a Milano una gestione comunicativa moderna ed empatica. È famoso per il suo ottimo umore nelle conferenze stampa, la capacità di parlare apertamente di tattica senza nascondersi e, soprattutto, l’abilità nel creare una cultura del lavoro ferrea all’interno dello spogliatoio. Non guarda in faccia al nome sulla maglia: gioca chi corre e chi rispetta le distanze sul campo.

Foto: Instagram Amorim

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