NewsAmorim-Krosche, rivoluzione tardiva per un Milan qualunque. Il problema è un altro
Antonio ScadutoLa rivoluzione del Milan è finalmente servita. Peccato che sia stata recapitata a metà giugno, con un tempismo perfetto se ti chiami a malapena con un nome qualunque in giro per il mondo, un po’ meno se sul petto porti sette Coppe dei Campioni. Ma tant’è: dalle parti di Casa Milan i fusi orari della programmazione calcistica seguono logiche misteriose, spesso totalmente slegate dalla realtà del campo. Ruben Amorim sarà il nuovo allenatore, a conferma delle indiscrezioni portoghesi delle ultime 48 ore. Per lui è pronto un contratto biennale con opzione, o direttamente un triennale, da 3,5 milioni di euro a stagione più bonus. Parallelamente, si viaggia spediti verso Markus Krösche, destinato a un ruolo allargato che sulla carta dovrebbe andare ben oltre le mansioni di un normale direttore sportivo (probabilmente affiancato da un uomo di fatica per il mercato sotto la sua supervisione). Ieri dalla Germania Krösche ha fatto il classico gioco delle tre carte davanti ai microfoni, dribblando le domande sul proprio futuro: il tipico teatrino che anticipa una decisione già presa. Ora l’Eintracht dovrà liberarlo, e questo è l’ultimo dei problemi. Fin qui la cronaca. Poi c’è la realtà. Amorim è un buon allenatore, ha idee moderne e un calcio propositivo. Lo Sporting CP è stato il suo capolavoro, mentre l’avventura al Manchester United è stata un fallimento certificato, senza attenuanti. Ma il punto non è nemmeno questo. Il punto vero è che a Milanello è già stato ampiamente dimostrato un teorema elementare: un allenatore sufficientemente bravo, lasciato da solo nel deserto, non è una polizza assicurativa per i risultati che il blasone imporrebbe. Un tecnico, per quanto moderno, ha bisogno di una struttura societaria, di protezione, di una linea guida condivisa. Al Milan di Gerry Cardinale, invece, sembra quasi che basti pescare l’algoritmo giusto o il nome a effetto a inizio estate per mettere a posto la coscienza e placare la piazza. Le società che programmano davvero e che vogliono vincere i campionati chiudono queste pratiche nel giro di 48-72 ore. Arrivare a ridosso del raduno estivo con l’organigramma ancora da vidimare alla voce “saluti ai dipendenti” è il manifesto di questa gestione. I tifosi ormai si sono abituati a questa navigazione a vista, tra dichiarazioni d’intenti e ritardi sistematici. Oggi il Milan è questo.
Foto: amorim
Mostra i commenti
Caricamento…