NewsBeccalossi, se n’è andato un mito romantico. L’Inter e quel mancino inimitabile
Antonio ScadutoSe n’è andato uno dei talenti più puri, imprevedibili e viscerali del nostro calcio. Evaristo Beccalossi è morto nella notte, lasciando un vuoto enorme nel cuore di chi ha amato il calcio degli anni Settanta e Ottanta, quello della fantasia al potere e dei numeri fuori copione. Nato a Brescia nel 1956, cresciuto con le Rondinelle prima della consacrazione totale, Beccalossi è stato l’essenza del numero 10 in un’epoca di giganti. All’Inter dal 1978 al 1984, ha scritto pagine indelebili: uno scudetto, una Coppa Italia e quel feeling unico con San Siro che lo aveva eletto a idolo indiscusso. Non era un calciatore banale, non lo è mai stato: divideva, faceva discutere, alternava l’oblio a giocate che restano scritte nella storia, come quel mancino delicato capace di inventare mondi dove altri vedevano solo prato. Gianni Brera lo chiamava “Becca”, gli allenatori faticavano a imbrigliarlo, ma lui rispondeva con tunnel e assist illuminanti. Oltre 400 presenze tra i professionisti, le esperienze con Sampdoria e Monza, ma sempre con quel modo umano e creativo di interpretare il gioco. Con la scomparsa di Beccalossi se ne va un pezzo di quel calcio super che era il migliore del mondo, un fantasista che non seguiva gli schemi ma solo l’ispirazione. Impossibile da dimenticare.
Foto: Instagram Beccalossi
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