Edizione di martedì 27 ottobre 2026Aggiornato alle 00:15

martedì 27 ottobre 2026 ore 08:12

Il calcio a 360 gradi

juventusmilaninternapoliromalazioatalantafiorentinatorinobolognagenoacagliariudineselecceveronacomoparmasassuolopisacremonesesampdoriapalermoveneziamonzaempoli
LIVE

Bologna, anatomia di una crisi: in due mesi si è rotto tutto

mercoledì 4 febbraio 2026 alle ore 12:34di Antonio Scaduto4 min di lettura

Bologna, anatomia di una crisi: in due mesi si è rotto tuttoAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutomercoledì 4 febbraio 2026 alle ore 12:34 · UncategorizedAltre notizie

Una crisi totale, senza appello, di cui non si vede la fine. Se uno avesse visto giocare il Bologna fino al 22 novembre (0-3 a Udine, rossoblù pure primi per qualche ora) e poi da lì in avanti, potrebbe pensare una sola cosa: a Casteldebole sono arrivati gli alieni di Space Jam a rubare il talento a tutti. Di colpo – poi non così di colpo, ne parleremo – il Bologna che aveva messo insieme 12 risultati utili consecutivi si è sgretolato. Sei punti negli ultimi 11 turni di Serie A, cinque sconfitte al Dall’Ara nelle ultime sei di campionato, 17 partite su 18 con la porta violata (eccezion fatta per il Maccabi Tel Aviv, che vale sì e no una Serie C italiana).La via per l’Europa tramite il campionato è ormai sbarrata, restano le due coppe, a patto però di ritrovare un’anima. Contro il Milan si è toccato il fondo: dabbenaggini, scelleratezze, errori tecnici (e del tecnico: contro Allegri giocare a due in mezzo è consegnarsi), scene da mai dire gol. Un encefalogramma piatto, una squadra scollegata, travolta da un Milan persino rabberciato, con Saelemaekers, Pulisic e Leao ai box. L’andazzo va avanti da dicembre. Anzi, a dirla tutta dal secondo tempo della sfida del 27 novembre contro il Salisburgo: lì la difesa ferrea dei due mesi precedenti cominciò a imbarcare acqua, pur senza pagare subito dazio. Poi arrivò il k.o. con la Cremonese. Da lì, una costanza di rendimento quasi invidiabile in negativo. Gli unici mezzi squilli: il primo tempo della semifinale di Supercoppa contro l’Inter, la partita di Como (Fabregas con Italiano non ha mai vinto e un motivo c’è), l’ora di Genova prima del rosso sballato a Skorupski. Difficile citare come segnali di guarigione la vittoria di Verona (tre super gol e persino il rischio di farsi riprendere sul 3-3) o, peggio ancora, la passeggiata contro il già citato Maccabi Tel Aviv. Da due mesi il Bologna è spaventosamente fragile, non solo dietro ma nei momenti chiave delle gare: basta un cazzotto e si va giù. Ancor peggio dopo la finale di Supercoppa, a cui i rossoblù tenevano molto, persa malamente.Di certo non ha aiutato il mercato, che ha persino indebolito la squadra: via l’inutile Immobile, non sostituito nonostante un attacco che batte in testa, e la meteora Sulemana; dentro Sohm per Fabbian, Joao Mario per Holm e il centrale classe 2005 Helland. Una campagna che ha dato l’ennesima prova della scarsa ambizione del club, che ha via via impoverito il gruppo della Champions di due anni fa, non usandola come volano per creare un circolo virtuoso ma come occasione per fare cassa immediata. E nei momenti di crisi pesa anche la questione rinnovi: Freuler, in scadenza a giugno, nicchia (c’è la Roma), su Lucumi il blocco è ormai di lunga data, per Orsolini si attende ancora nonostante un contratto in scadenza nel 2027. Anche sul fronte della gestione degli ingaggi, con gli arrivi estivi, non è filato tutto liscio. A febbraio, al Bologna resta la strada delle coppe. Lo ha detto anche Freuler dopo il k.o. con il Milan. Italiano, negli accoppiamenti, non è esattamente un tecnico sfortunato: dopo l’Empoli in semifinale nella passata stagione, ai quarti di Coppa Italia quest’anno c’è la Lazio, e tutti sanno che momento stiano vivendo i biancocelesti. In Europa League, ai playoff, c’è il Brann, non esattamente un ostacolo insormontabile. Si proverà a fare strada lì per non sprofondare nell’anonimato, sperando (ma sarebbe surreale) che il campionato non costringa anche a guardarsi alle spalle. In qualsiasi altra situazione, gli ultimi due mesi avrebbero già messo il tecnico sulla graticola. Ma Italiano è al sicuro. Troppo il credito maturato con quella Coppa Italia vinta dopo 51 anni per pensare a ribaltoni prima della fine della stagione, salvo cataclismi. Anche perché in estate il tecnico è stato rinnovato fino al 2027, con l’ingaggio salito a 3 milioni a stagione. Cosa succederà a giugno è difficile dirlo ora. Che il lavoro di Italiano a Bologna – fino a due mesi fa – sia piaciuto a molti, primo fra tutti il presidente del Napoli De Laurentiis, è noto. Ma se questo naufragio dovesse protrarsi, rischierebbe di appannarne la nomea. E a volte, anche il tecnico farebbe bene a essere un po’ meno aziendalista (pur avendo spiegato con chiarezza che Fabbian non lo avrebbe ceduto), perché se le cose vanno male, quello che rischia di bruciarsi di più è soprattutto lui.

Foto: logo Bologna

Mostra i commenti

Caricamento…