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NewsCambiaso: “Alla Juve sto bene, mi sento al centro del progetto. Allegri? Non l’ho sentito“

lunedì 16 giugno 2025 alle ore 11:02di Antonio Scaduto4 min di lettura

Cambiaso: “Alla Juve sto bene, mi sento al centro del progetto. Allegri? Non l’ho sentito“Antonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutolunedì 16 giugno 2025 alle ore 11:02 · NewsAltre notizie

Andrea Cambiaso ha parlato alla Gazzetta dello Sport direttamente dal ritiro della Juventus a Washington, dove i bianconeri stanno preparando il Mondiale per Club.

La squadra come sta a livello fisico e mentale?

“Oggi è davvero difficile capire quando finisce una stagione e quando ne comincia un’altra: si gioca continuamente. Posso dire che stiamo bene, abbiamo centrato l’obiettivo della Champions e adesso c’è questo torneo, da affrontare nella miglior maniera possibile”.

Che percezione avete in generale del Mondiale per Club? Perché l’impressione è che molti di voi ci arrivino un po’ scarichi e che magari avrebbero preferito staccare la spina…

“È un po’ una sorpresa, perché è la prima volta che prendiamo parte a una competizione simile. È vero che siamo stanchi, ma giochiamo a calcio e fa parte del nostro lavoro. Prevale dunque la percezione di essere dei privilegiati nel poter giocare questo Mondiale”.

Certo, il numero di partite stagionali sta davvero toccando numeri inimmaginabili. Come riuscite a gestire gli impegni con lucidità? Soprattutto a livello fisico…

“Penso che con il tempo sarà anche peggio: non credo che in futuro si tornerà indietro. L’unica via è continuare a lavorare, consci del fatto che è difficile tenere un livello di qualità sufficientemente alto per tutti gli impegni stagionali. Se temo un burnout? No, però è inevitabile che con tutte queste partite le carriere dei giocatori finiranno per accorciarsi. Basti pensare a Yamal che a 18 anni ha giocato già più di 100 partite… Ne prendiamo atto, fa parte dell’evoluzione di questo sport”.

Questo torneo può essere inteso come una sorta di “rivincita” per chi come lei non ha ancora preso parte al Mondiale con l’Italia?

“Direi di sì, è una grandissima opportunità. Prima di partire John Elkann ci ha fatto un bel discorso alla Continassa dicendoci che essere fra le uniche due squadre italiane al Mondiale era un privilegio da onorare nel migliore dei modi. Ci ha mostrato la sua cravatta, con sopra tutti i trofei della Juventus. Un segnale chiaro. Anche per questo vogliamo affrontare ogni gara del Mondiale con il coltello tra i denti: per permettergli di aggiungere un’altra coppa, insomma”.

E con Comolli ha già parlato? In conferenza si è soffermato più volte sulla ossessione per la vittoria. Nello spogliatoio la percepite?

“L’ho incontrato in sede, ma non abbiamo parlato a lungo. Quando sei alla Juve respiri l’ossessione per la vittoria in ogni angolo della Continassa. A cominciare dal Mondiale: entreremo in campo per battere ogni avversario”.

Dove può arrivare la Juventus?

“Difficile stabilire un obiettivo minimo, perché come dicevo è la prima edizione del nuovo Mondiale. Diciamo che il passaggio del turno è nelle nostre corde. Sarà questa la priorità, poi vedremo”.

A livello personale che stagione vorrebbe vivere?

“Per ora penso solo a fare un buon Mondiale, cercando di migliorare ogni giorno. Non importa dove mi schieri il mister: io spero solo di poter giocare”.

Che tasti ha toccato per risollevarvi quando è subentrato a Motta?

“A livello tattico era difficile intervenire a stagione in corso. Ha insistito di più sull’aspetto mentale: ci ha dato una nuova vita. Nella preparazione estiva adesso potremo approfondire di più il lavoro sul campo”.

A proposito, si è fatto un’idea su che cosa non abbia funzionato con il tecnico italo-brasiliano?

“Non saprei, ma l’anno scorso non avrei mai detto che sarebbe andata così. Io l’ho avuto a Bologna e rimango convinto che sia un grande allenatore. Non è scattato il feeling…”.

Tudor ieri ha parlato di una bella atmosfera nel gruppo squadra. Pensa che ad avervi forgiati come collettivo siano state proprio le tante difficoltà riscontrate in stagione?

“Assolutamente sì: è stato un anno duro e complicato, con tantissimi cambiamenti. Adesso siamo ripartiti da zero. Personalmente penso di essere cresciuto molto perché ho attraversato momenti difficili, come del resto hanno fatto anche i miei compagni”.

Nei momenti di difficoltà, le grandi squadre spesso si aggrappano al proprio leader. Quello che può scacciare via i problemi in un attimo, inventandosi la giocata decisiva. Il vostro è un gruppo unito, ma nello spogliatoio c’è un punto di riferimento tecnico?

“Ce ne sono diversi, ma per me il futuro è tutto di Kenan Yildiz. Un giocatore che può diventare davvero un fuoriclasse. Quindi sì, se ne dovessi individuare solo uno direi lui senza dubbio”.

Lei è legatissimo a Massimiliano Allegri, il tecnico che l’ha lanciata alla Juventus e che da sempre stravede per lei. Le ha telefonato per convincerla a trasferirsi in rossonero?

“Personalmente non ho ricevuto nessuna chiamata. Forse i miei agenti hanno parlato con il Milan, ma sinceramente non ne ho idea”.

Ma che effetto le fanno queste voci? Si parla anche del Napoli di Conte…

“È bello sapere che altre squadre pensino a me. Qui però ho la fiducia totale del mister, dei miei compagni e della dirigenza: stravedono per me e io sto benissimo alla Juventus, mi sento al centro del progetto. E penso di essere ormai uno dei leader di questa squadra. Spero solo di essermi messo definitivamente alle spalle i guai fisici del finale di stagione”.

E Guardiola l’ha più chiamata?

“No, non l’ho sentito”.

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