NewsCaso arbitri, settimana decisiva per gli interrogatori: la Procura scava sulle “designazioni di comodo”
Antonio ScadutoEntra nel vivo l’inchiesta sulle direzioni di gara che vede coinvolti l’ex designatore Gianluca Rocchi e altri quattro ex fischietti. La Procura di Milano si appresta a vivere una settimana cruciale: in programma nuove audizioni di testimoni e persone informate sui fatti, con l’obiettivo di fare luce su presunte designazioni pilotate o richieste esplicite per evitare arbitri ritenuti “scomodi”. Al centro del fascicolo della Procura milanese resta la posizione di Gianluca Rocchi, indagato per concorso in frode sportiva. L’ipotesi degli inquirenti è che, in occasione di alcuni match chiave, siano stati selezionati direttori di gara “graditi” all’Inter, mentre sarebbero stati deliberatamente esclusi quelli considerati meno vicini alla sensibilità nerazzurra. Il club di Viale della Liberazione, che al momento non vede alcun tesserato iscritto nel registro degli indagati, è sotto la lente d’ingrandimento per due episodi specifici: la sfida di campionato contro il Bologna (per la quale si ipotizza una pressione sulla scelta di Colombo) e la semifinale di Coppa Italia contro il Milan. In quest’ultimo caso, l’Inter avrebbe paradossalmente caldeggiato la nomina di Doveri — pur non ritenuto “amico” — al solo scopo di “bruciarne” la disponibilità per impegni futuri. Ipotesi che, tuttavia, attendono ancora riscontri oggettivi, fatta eccezione per una testimonianza che confermerebbe lo sfogo pubblico dello stesso Rocchi: «Quell’arbitro no». Tra le righe delle intercettazioni emerge inoltre con frequenza il nome di battesimo di Giorgio Schenone, addetto agli arbitri del club nerazzurro. Il fulcro del sospetto si concentra sulla sera del 2 aprile 2025 a San Siro. Secondo i PM, Rocchi avrebbe discusso delle future designazioni dell’Inter proprio nelle aree interne dello stadio. Una tesi supportata da successive intercettazioni telefoniche in cui il designatore farebbe riferimento alle preferenze del club su determinati profili. La difesa di Rocchi e la posizione dell’Inter rimangono però ferme: il dialogo tra società e designatore è un elemento fisiologico del sistema, non patologico. La sfida sarà distinguere il confronto istituzionale dal condizionamento concreto. Resta l’incognita legata alle tempistiche: il timore è che le lungaggini dell’inchiesta ordinaria finiscano per frenare la giustizia sportiva. Ma il rischio “prescrizione” non significa impunità: se dovessero emergere illeciti sportivi concreti, oggi non ancora acclarati, le sanzioni resterebbero sul tavolo.
Foto sito aia
Mostra i commenti
Caricamento…