NewsCaso Rocchi, indagini verso la chiusura: perché l’Inter è sempre meno coinvolta
Antonio ScadutoDopo settimane di audizioni e testimonianze, l’inchiesta sugli arbitri della Procura di Milano si ferma. Il pm Ascione ha sospeso i colloqui. Un incontro pomeridiano tra il procuratore di Milano, Marcello Viola, e il pubblico ministero ha portato a un rapido cambio di scenario. Dopo giorni di interrogatori serrati (l’ultimo a essere ascoltato è stato il direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni) si tornerà a studiare le carte. Nei prossimi 10-14 giorni non sono attese nuove iscrizioni nel registro degli indagati. Lo stop alle audizioni indica una cosa ben precisa: negli ultimi giorni non sono emersi elementi di novità rispetto all’indagine. Le prossime settimane serviranno per capire se si arriverà al rinvio a giudizio per alcuni dei cinque indagati oppure all’archiviazione. L’Inter, in particolare, appare sempre meno sotto i riflettori. Nelle intercettazioni non risulta nulla di rilevante; Ascione ha ottenuto una proroga fino a novembre, ma l’obiettivo sembra essere quello di arrivare a una chiusura delle indagini per fine giugno o inizio luglio. A quel punto, la Procura Figc riceverà gli atti e si aprirà il capitolo della giustizia sportiva. La posizione dell’Inter appare sempre più marginale nella vicenda; vanno acclarate eventuali responsabilità del designatore Rocchi e di Gervasoni, ma l’impressione che manchino prove forti è concreta. Due sono le strade ipotizzabili: o la Procura ha scelto di tenere coperte le proprie carte e lo stop serve per riordinare i pezzi e arrivare a una conclusione rapida con la valutazione dei profili da rinviare a giudizio, oppure sono mancati i riscontri e la vicenda è destinata a sgonfiarsi senza conseguenze, ma con pesanti dubbi sui danni d’immagine arrecati non solo agli indagati, ma a tutto il movimento arbitrale. La Giustizia sportiva, intanto, aspetta. Il procuratore capo Giuseppe Chiné non ha ancora ricevuto nulla; avrà le carte quando il pm Ascione riterrà di poterle inviare senza il rischio di compromettere l’attività inquirente. Solo allora sarà chiaro se esistano gli estremi per un processo, ricordando che i parametri del Codice di Giustizia Sportiva sono ben diversi da quelli penali.
Foto: sito Aia
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