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NewsConte: alibi, piagnistei e lamentele. La colpa è sempre degli altri

mercoledì 11 febbraio 2026 alle ore 19:56di Antonio Scaduto2 min di lettura

Conte: alibi, piagnistei e lamentele. La colpa è sempre degli altriAntonio Scaduto
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AAutoreAntonio Scadutomercoledì 11 febbraio 2026 alle ore 19:56 · NewsAltre notizie

Siamo solo a metà febbraio, ma è già tempo di bilanci. Non perché la stagione sia finita, bensì perché alcuni verdetti sono già scolpiti: fuori dalla Champions League, fuori dalla Coppa Italia, e con lo scudetto ormai trasformato in una suggestione più che in un obiettivo concreto. Il piazzamento Champions, ammesso che arrivi, non può bastare a giustificare quanto visto finora, soprattutto alla luce degli investimenti senza precedenti effettuati in estate.
Il Napoli ha messo in piedi la campagna acquisti più ricca della gestione De Laurentiis. Centinaia di milioni spesi per costruire una squadra su misura per Antonio Conte. Eppure, il risultato europeo è stato disastroso: 30º posto nel girone di Champions League, dietro squadre sulla carta nettamente inferiori, come il Pafos. Un’onta sportiva difficile da cancellare, a maggior ragione se si considera il livello delle aspettative. Gli alibi, nel calcio, hanno un peso relativo. Gli infortuni? Tutti li hanno avuti. Gli episodi arbitrali? Possono incidere su una partita, non su un intero percorso europeo costellato di pareggi evitabili, sconfitte pesanti e prestazioni insufficienti. Non si può spiegare tutto con le assenze. Non si può derubricare una campagna europea fallimentare a semplice concatenazione di sfortune. Conte resta un grande allenatore, nessuno lo mette in discussione. Lo scudetto vinto è stato un capolavoro. Ma proprio per questo, proprio per il credito accumulato, sorprende l’assenza di un’assunzione piena di responsabilità. In un momento così delicato, sarebbe stato lecito aspettarsi parole chiare: “È colpa mia”. Invece, la narrazione continua a spostare il focus altrove — sul mercato a saldo zero, sugli infortuni, sugli episodi. Eppure il mercato è stato costruito secondo le sue indicazioni. Le richieste sono state accolte. Le promesse mantenute. Se oggi la cassaforte è vuota, è perché è stata aperta per assecondare un progetto tecnico ambizioso. Ma a fronte di un investimento così massiccio, un 30º posto in Champions non è accettabile. Il punto non è negare i meriti, ma pretendere equilibrio nell’analisi. Il Napoli aveva vinto lo scudetto due stagioni fa con Spalletti, senza spese paragonabili. Non si trattava di un miracolo irripetibile. Era la dimostrazione che programmazione e identità possono valere quanto, se non più, del mercato faraonico. Nel calcio, come in qualsiasi organizzazione complessa, la responsabilità parte dall’alto. Se un film non funziona, la prima firma è quella del regista. Se una banca fallisce, il primo nome è quello del direttore. Allo stesso modo, quando una squadra costruita su misura fallisce l’obiettivo europeo, il primo a dover fare autocritica è l’allenatore.
Due trofei sono un vanto. Ma insieme al numero due c’è anche il numero 30. E quel 30º posto in Champions League pesa come un macigno. Il Napoli ha ancora tempo per sistemare la stagione in campionato, ma il primo passo non è tattico né tecnico: è culturale. Serve un’assunzione chiara di responsabilità. Meno alibi, più autocritica. Perché le grandi squadre, e i grandi allenatori, si misurano anche da questo.

Foto sito Napoli

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