Da Nicolussi Caviglia a Sancho: l’estate al contrario del professorino
Antonio ScadutoIl mercato del professorino, che ancora si ostina a dare lezioni su come si fa informazione. Di come si fa cronaca. Di cosa sia il giornalismo – quello vero, quello serio – e di come dovrebbero comportarsi gli altri. Gli altri, ci mancherebbe. Perché lui, nel frattempo, cancella pezzi, smentisce se stesso in silenzio, e quando le sue verità si sbriciolano… niente, fa finta di nulla. Va avanti come se nulla fosse. E la faccia? Be’, quella non manca mai. Prendiamo il caso Nicolussi Caviglia, tanto per non andare troppo lontano. Prima ci spiega con sicurezza, in un articolo poi misteriosamente scomparso, che la Fiorentina non è in corsa. Nero su bianco. Anzi, con la solita aria di superiorità di chi guarda il mercato dall’alto di un piedistallo immaginario. Poi – come per magia – il pezzo sparisce. Evaporato. E poco dopo – magia delle magie – ecco che arriva l’esclusiva: “È fatta”. Sì, grazie. Lo sapevano anche i bambini di sei anni. Lo sapevano i giornalisti locali, i tifosi, i passanti, la signora delle pulizie, lo sapevano tutti. Ma il professorino si prende la scena. Senza spiegare, senza scusarsi, senza neanche un timido accenno a quella “non-corsa” dichiarata e poi clamorosamente smentita dai fatti. Ma non finisce qui. Perché nel curriculum estivo del professorino c’è anche Sancho. Una perla. Data 14 agosto, ore 17:51, piattaforma X: “Ha completamente aperto al trasferimento”. Sentenza definitiva. Parole scolpite nella pietra. E invece? Invece Sancho non ha mai detto sì. Mai. Mai pubblicamente, mai privatamente, mai nemmeno a denti stretti. Nulla. Il giocatore non ha mai aperto (altrimenti già sarebbe a Roma, non credi?) E ora? Ora silenzio. Nessuna rettifica, nessuna spiegazione, nessun “forse ho corso troppo”. Il professorino non parla più. Ha esaurito gli “insomma”? Eppure la cosa davvero incredibile, quella che lascia basiti (ma ormai nemmeno troppo), è che nonostante tutto questo, si ostina ancora a impartire lezioni. Su come si fa cronaca, su cosa sia una notizia, su chi sia affidabile e chi no. Come se bastasse il tono per avere autorevolezza. Come se bastasse cancellare un pezzo per cancellare anche la memoria di chi legge. Ma – e qui viene il bello – non tutti dimenticano. C’è chi legge, chi osserva, chi ricorda. E chi, semplicemente, pretende rispetto. Perché se sbagli – e sbagliare è umano, per carità – lo dici. Lo spieghi. Lo ammetti. Non sali in cattedra la settimana dopo a spiegare agli altri come si deve fare il mestiere. Ma questo è il mercato del professorino: quello delle “esclusive” a giochi finiti, dei dietrofront cancellati con un click, delle certezze da prima serata e delle sparizioni strategiche. Un mercato che non ha bisogno di moviola, ma solo di un po’ di onestà intellettuale. Anche perché l’arroganza, senza la memoria, è solo una posa. E le pose durano poco.
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