NewsDa Rangnick a Glasner: perché gli allenatori non firmano assegni in bianco per il Milan
Antonio ScadutoIl Milan sta affrontando un momento di forte transizione e sta ricevendo diversi rifiuti a causa del vuoto societario e delle mancate garanzie tecniche richieste dai grandi allenatori. Dopo il licenziamento di massa della vecchia dirigenza e la mancata qualificazione in Champions League, i profili di alto livello esitano ad accettare un club senza una struttura chiara. Ralf Rangnick aveva chiesto tempo alla federazione austriaca proprio per aspettare il Milan. Ma a condizioni chiarissime: voleva autonomia totale, indipendenza assoluta e la gestione integrale dell’area sportiva. Cardinale ci ha pensato, spinto anche dalla possibilità di ridimensionare il peso di Zlatan Ibrahimovic nelle scelte tecniche. Ma alla fine il matrimonio è saltato di nuovo. Troppi paletti, troppe pretese sui dirigenti da portare (Spors e Vivell su tutti). Rangnick voleva fare il manager all’inglese in una società che, in questo momento, non ha ancora una linea di comando unita. Risultato? Un altro buco nell’acqua. Oliver Glasner resta il profilo più caldo, ma non ha nessuna intenzione di firmare un assegno in bianco. I colloqui sono stati positivi, ma l’austriaco esige chiarezza. Vuole sapere chi farà il mercato, qual è il budget reale e soprattutto con chi dovrà relazionarsi quotidianamente alla ripresa dei lavori (domande più che lecite). Prima di lui, i sondaggi per Arne Slot e Andoni Iraola si erano scontrati con le titubanze dei diretti interessati, spaventati dal vuoto di potere lasciato dopo gli addii in blocco dell’area tecnica e un progetto che faceva acqua da tutte le parti. Nelle ultime ore, direttamente dal Portogallo, è rimbalzata l’indiscrezione secondo cui al Milan sarebbe stato proposto un contratto biennale per Ruben Amorim. Vediamo se la cosa andrà avanti o meno, ma ricordiamo che oggi è il 13 giugno. Il tempo è già scaduto da un pezzo.
Foto: Federazione Austriaca
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