NewsEscort e cene di lusso, il caso Ma.De: calciatori pronti a essere sentiti in Procura. Lunedì gli interrogatori
Antonio ScadutoIl confine tra il campo da gioco e le serate della “Milano bene” si fa sempre più sottile. Potrebbero essere sentiti come testimoni i calciatori indicati come clienti della Ma.De Milano, la società di eventi di Cinisello Balsamo finita nell’occhio del ciclone. I vertici dell’agenzia sono accusati di aver garantito a sportivi e facoltosi imprenditori un pacchetto “all inclusive”: cene di lusso, incontri con escort e l’uso di gas esilarante, una sostanza che stordisce ma che ha il “vantaggio” di sfuggire ai controlli antidoping.
Intanto, la macchina della giustizia si muove velocemente: per lunedì mattina, la gip Chiara Valori ha fissato gli interrogatori di garanzia per le quattro persone finite ai domiciliari. Le accuse sono pesanti: favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, oltre all’autoriciclaggio, reati che hanno già portato al sequestro preventivo di 1,2 milioni di euro.
Al centro della rete ci sono Deborah Ronchi, 38 anni, e il compagno Emanuele Buttini, 37, considerati le menti dell’organizzazione. Attraverso la loro agenzia, avrebbero tessuto i fili con i 26 locali citati nelle carte dell’inchiesta. Non si occupavano solo di pubbliche relazioni: gestivano la logistica delle ragazze, i loro spostamenti e, soprattutto, l’aspetto economico, incassando i pagamenti dei clienti e girando alle escort i compensi per le prestazioni sessuali.
Insieme a loro figurano Alessio Salamone, 32 anni, e Luz Amilton Fraga, 29 anni. Secondo la Procura, il loro ruolo era operativo e relazionale: mantenevano i contatti diretti con i calciatori e gestivano la quotidianità delle giovani, risolvendo i problemi di alloggio (spesso ospitate nella casa della coppia Ronchi-Buttini, che fungeva anche da sede legale della società).
Il passaggio cruciale ora spetta alla procuratrice aggiunta Bruna Albertini. Sarà lei a decidere chi, tra i nomi celebri emersi, dovrà sfilare davanti ai magistrati. Una cosa però è chiara: non basterà un nome apparso in una chat per essere convocati. La Procura cerca riscontri concreti, prove di incontri avvenuti che potrebbero emergere dall’analisi dei telefoni sequestrati o dai flussi di denaro sui conti correnti.
È bene ribadirlo per sgombrare il campo dai dubbi: per i calciatori e gli altri clienti coinvolti non si ipotizza alcuna responsabilità penale. Verrebbero ascoltati come persone informate sui fatti, testimoni di un sistema che, dietro le luci della movida, nascondeva un business illecito da milioni di euro.
Foto: google
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