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NewsFabregas, l’Inter e la memoria corta di Ausilio

giovedì 26 febbraio 2026 alle ore 19:33di Antonio Scaduto2 min di lettura

Fabregas, l’Inter e la memoria corta di AusilioAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutogiovedì 26 febbraio 2026 alle ore 19:33 · NewsAltre notizie

C’è un confine sottile tra la difesa d’ufficio e la riscrittura creativa. E nel calcio, si sa, la tentazione di spostare le virgole del passato è sempre forte. Piero Ausilio ha spiegato che l’Inter non è mai stata vicina a Cesc Fabregas come allenatore. Dichiarazione netta. Troppo netta per essere compatibile con la cronologia. Il 26 maggio non uscì un nome buttato lì per riempire una colonna: Cesc Fàbregas era la prima scelta. Non “uno dei profili”, non “un’idea affascinante”. La priorità. Con contatti indiretti prima della finale di Champions e disponibilità totale a parlarne. Nel calcio si può bluffare su tante cose, ma difficilmente si entra nei dettagli se non c’è sostanza. Il 5 giugno Ausilio vola a Londra. Ora, possiamo pensare che fosse una gita culturale, magari un salto a Camden Town per respirare un po’ di Premier. Oppure possiamo restare aderenti alla realtà: la priorità del viaggio era l’allenatore. In serata l’incontro. E quando in un incontro si parla di tre anni più opzione, di garanzie tecniche, di progetto e di mercato, non siamo nel campo delle suggestioni. Siamo dentro una trattativa vera. Il Como nel frattempo faceva valere la forza del rapporto e di una proprietà ambiziosa. E Fabregas chiedeva chiarezza. Tutto lineare. Tutto documentabile. Poi certo, esistono le alternative. Cristian Chivu era una candidatura forte, interna, stimata. Ma dire che sia sempre stato l’unico pensiero significa ribaltare l’ordine degli eventi. Le alternative – compreso Patrick Vieira – esistono proprio quando il piano A non è semplice da chiudere. È la grammatica base della programmazione sportiva. Se davvero non si è mai stati vicini a un allenatore, non si vola all’estero per incontrarlo e non si entra nei dettagli contrattuali. A meno che nel frattempo non sia cambiata la definizione di “vicini”. Ausilio difende l’Inter, e questo è comprensibile. Ogni dirigente protegge la scelta finale, soprattutto quando vuole rafforzare la posizione dell’allenatore arrivato. Ma c’è una differenza tra proteggere il presente e ridisegnare il passato. Qualcuno ha memoria corta, è vero. Ma non selettiva. I fatti restano: una prima scelta chiara, un viaggio mirato, una trattativa entrata nel merito. Poi le strade possono dividersi, le condizioni possono non combaciare, le decisioni possono cambiare. Quello che non cambia è la sequenza. E la sequenza racconta che l’Inter a Fabregas c’è stata eccome vicina. Dire il contrario è un esercizio interessante – leggitimo dal punto di vista di Ausilio – ma totalmente disconnesso dalla realtà (che lui conosce benissimo).

Foto: x Como

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