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NewsGattuso: “Ho già parlato con 35 giocatori. In campo si va a 100 all’ora. La pressione la porta la maglia. Reagire è l’unica via“

giovedì 19 giugno 2025 alle ore 12:38di Antonio Scaduto8 min di lettura

Gattuso: “Ho già parlato con 35 giocatori. In campo si va a 100 all’ora. La pressione la porta la maglia. Reagire è l’unica via“Antonio Scaduto
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AAutoreAntonio Scadutogiovedì 19 giugno 2025 alle ore 12:38 · NewsAltre notizie

Si è presentato Gennaro Gattuso, nuovo ct dell’Italia.

Queste le sue parole: “E’ un sogno che si avvera, spero di essere all’altezza, so che il compito non è facile ma nella vita di facile non c’è nulla. C’è da lavorare ma sappiamo di poter fare un grande lavoro. Sento dire da anni che non c’è talento e non abbiamo giocatori: io credo ci siano, dobbiamo solo metterli nelle condizioni di esprimersi, con l’obiettivo di riportare l’Italia al Mondiale perché per il nostro calcio è fondamentale.”

Di cosa ha bisogno la nazionale?

“Entusiasmo, voglia, voglia di stare insieme ed essere uniti nelle difficoltà. Ho ben chiaro nella mia testa. Dobbiamo ricreare una famiglia, è la cosa più importante oltre a moduli e tattica. E’ la priorità.”

Ha più la speranza o la convinzione di riportare l’Italia al Mondiale?

“La convinzione, perché abbiamo a disposizione giocatori importante, alcuni nei loro ruoli sono nei primi 10 al mondo. Abbiamo una squadra forte, ma ripeto: squadra. Non pensiamo ai singoli giocatori. Quando mi hanno chiamato non ho esitato un istante.”

Prima avevamo un’identità italiana. Ma ora il calcio è cambiato: cos’è ora?

“Quest’anno nel campionato italiano hanno giocato il 68% di stranieri e il 32% di italiani e questo dato ci deve fare riflettere. Dobbiamo dare la possibilità ai nostri giovani di crescere, il cambiamento è questo. Ritroviamo entusiasmo, la parola paura non deve esistere.”

Cosa dici delle parole di La Russa?

“Nel 2005 ho vissuto un incubo dopo la finale di Champions col Milan, volevo lasciare il Milan. Spero di fargli cambiare idea.”

In Nazionale dovrai accettare qualche compromesso o sarai il Gattuso di sempre?

“Tutti pensano a Gattuso che corre, grinta… Io penso che le squadre che ho allenato hanno espresso un buon calcio. Mi hanno detto di non dirlo ma lo dico: oggi un Gattuso nella mia squadra, col casino che faceva, non lo metterei in campo, per come vedo ora il calcio. Mi piace aggiornarmi e parlare di calcio, so che calcio mi piace. Bisogna entrare nella testa dei giocatori, non tutti sono uguali. Oggi il calciatore è diverso, è molto più professionista: fanno solo più fatica a fare gruppo, non solo in nazionale.”

Senti che stavolta possono arrivare dei risultati che nella tua carriera finora sono arrivati solo parzialmente? E poi dovrai “allenare” anche la squadra dei tuoi collaboratori.

“Ho Bonucci nel mio staff e altri 5 componenti che lavorano con me da tanto. Prandelli, Perrotta, Zambrotta e Viscidi ci daranno una mano per far crescere la struttura a livello giovanile. Risultati? Col Napoli e il Milan non sono andato in Champions per un punto, all’Hajduk che non vinceva da 19 anni mi sono giocato il campionato all’ultima giornata con una squadra imbottita di giovani. Dipende come vengono scritte le cose. Solo una squadra vince, poi devi vedere come hai lavorato, come hai fatto crescere la squadra.”

Come cambia il tuo lavoro dal club alla Nazionale?

“Il calcio è la mia vita, sarà un lavoro diverso, spero di non stressare i colleghi allenatori: l’obiettivo è andare a vedere allenamenti, partite, parlare con i giocatori. Sarà questa la vita.”

Si parla tanto di italianità, è un problema nostro? 

“È un problema di generazione, non solo del nostro calcio: diciamo che i giovani sono cambiati, ma dobbiamo essere noi bravi a cambiare e trovare una via di mezzo per interagire con loro in maniera corretta, perché i tempi sono cambiati e dobbiamo essere bravi a entrare nella loro testa nel modo giusto e non pensare che loro devono cambiare e venirci incontro. Noi dobbiamo andare incontro a loro e ascoltarli per farli esprimere al massimo.”

Quale messaggio tra quelli che hai ricevuto ti ha colpito di più? 

“Tanti messaggi mi hanno colpito, sicuramente sentire i genitori di una certa età emozionarsi per l’opportunità che mi ha dato la Federazione è stato un momento di gioia. Sentire mamma e papà emozionarsi ancora è stata un’emozione grande.”

Bisognerà iniziare a segnare qualche gol: quattro anni fa abbiamo vinto un Europeo con Chiesa, Berardi, Insigne e Bernardeschi. C’è l’esigenza di individuare un certo tipo di giocatore?

“Io penso che in questo momento il nostro campionato dice che abbiamo il 40% di squadre che giocano a tre e il 60% di squadre che giocano a quattro, ma in questo momento bisogna mettere i giocatori al posto giusto. Bisogna mettere una squadra in campo a cui piace stare nella metà campo avversaria e metterla in condizioni di creare gioco per fare male agli avversari. Poi i moduli a tre o a 4 trovano il tempo che trovano. La cosa più importante è come vogliamo stare in campo.”

Cosa pensa dei giocatori che rifiutano la nazionale? 

“Bisogna vedere e capire perché è un giocatore rifiuta la nazionale. Io non credo che i giocatori rifiutino la nazionale. È la prima cosa che ho chiesto al presidente e a Gigi, che mi devono aiutare per fare in modo che chi viene in nazionale, anche se ha un problemino, e in questo club ci devono dare una mano, stia a Coverciano. Abbiamo fisioterapisti, dottori, attrezzi, macchine, tutto per gestire i giocatori e penso che se vogliamo essere credibili e non creare delle scuse o un precedente, chi è convocato in nazionale sta a Coverciano come si faceva ai tempi quando giocavo io, e dopo se non riusciamo a far guarire il giocatore ritorna al club. Ma la cosa più importante è riuscire a stare più giorni possibile insieme. I dolorini ci sono sempre, se avessi dovuto ascoltare il mio fisico avrei giocato 50 partite in meno.”

Quali saranno le prime parole che dirai ai tuoi giocatori?

“Quello che ho detto prima: creare una famiglia, provare a dirci le cose in faccia, perché nei momenti di difficoltà, e in campo le difficoltà ci sono in qualsiasi momento, quando ti senti solo e non senti la voce del compagno, diventa dura e 90 minuti sono interminabili. In questo momento dobbiamo riuscire a cambiare questo aspetto, di aiutarci, di dire anche le cose che qualcuno magari non vuole sentire, perché solo così si può crescere.”

Tra i giocatori che Spalletti non ha chiamato nell’ultimo periodo, ha individuato qualcuno che può fare al caso suo?

“Vediamo quello che dice il campionato, in questi giorni ho chiamato 30 o 35 giocatori e ho fatto una chiacchierata con tutti loro. Ci sono giocatori che in questo momento sono stati fuori perché hanno caratteristiche ben precise e possono dare una mano ma bisogna far parlare il rettangolo verde e quando dice che le cose sono state fatte bene le porte della nazionale sono aperte. A Chiesa ad esempio ho detto quello, che deve trovare il modo di giocare con continuità, e questo vale per tutti.”

Ha visto la partita con la Norvegia? E cosa ha pensato? 

“La pressione la porta la maglia azzurra perché siamo una nazione che ha vinto quattro Mondiali, una nazione che ha fatto tantissimo nella storia del calcio, e stare due volte fuori dal Mondiale è un peso per i calciatori, per me e per tutti noi. Dobbiamo essere bravi a reagire perché solo reagendo possiamo uscire fuori da questa situazione. La partita con la Norvegia l’ho vista, è stata una partita difficile in cui i norvegesi a livello fisico andavano più forte di noi e venivamo da un momento in cui parecchi giocatori importanti venivano da una sconfitta molto molto pesante in Champions League e la squadra in quel momento non ha avuto la forza che ha avuto la Norvegia. Questa è la verità.”

Spalletti a Napoli arrivò dopo di lei e partì dal suo lavoro. Lei invece cosa salva dell’Italia di Spalletti e da cosa ripartirà? 

“Io e Luciano ci siamo sentiti, e io ho una stima incredibile nei suoi confronti, ha una preparazione incredibile, è onesto, ogni anno riesce a fare cose nuove. C’è grande stima. In questo momento devo vedere quello che vogliamo fare, cosa vogliamo fare però il lavoro di Luciano e la sua professionalità sono incredibili, ha fatto un lavoro importante con la maglia della nazionale. Vedremo su che strada vogliamo andare. Cambiamenti non se ne possono fare perché c’è poco tempo, la cosa più importante è capire cosa vogliamo fare nell’arco dei 90 minuti.”

Su che cosa sarà intransigente? 

“Se non vedo i giocatori che vanno a 100 all’ora… Devono andare a 100 all’ora, bisogna far parlare il campo. Alcuni di loro li ho allenati in questi anni e sanno che per me quando inizia l’allenamento bisogna pedalare. Fuori dal campo, sinceramente non do importanza perché ognuno decide come comportarsi e non posso stare là a fare il sergente di ferro o il poliziotto.”

C’è qualche trucco che userà? 

“Come ha detto Mourinho non sono Harry Potter, non faccio magie, posso mettere solo impegno, passione per cercare di entrare nella testa dei giocatori. Poi non dobbiamo più sentire la parola ‘io’ ma la parola ‘noi’: è la cosa più importante. Poi sugli aspetti tecnici tattici, ripeto, i giorni sono pochi e dobbiamo cercare di fare meno danni possibili.”

Tra i 35 giocatori che ha chiamato c’è anche Acerbi? 

“No, non ho parlato con Acerbi. È un giocatore che sta dando tanto al calcio, si è parlato tantissimo ma non è una problematica che ha toccato me e penso che in questo momento le scelte da parte mia sono diverse. Nulla contro Acerbi, anzi, ma non l’ho chiamato. Da parte mia c’è rispetto e stima, ma in questo momento ho chiamato altri giocatori più giovani che penso che in questo momento ci possono dare qualcosa.”

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