Serie AGiovanni Malagò nuovo presidente della FIGC: chi è l’uomo chiamato a rilanciare il calcio italiano
Antonio ScadutoIl calcio italiano ha scelto il suo nuovo leader. Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC, eletto con il 68,58% dei voti al termine dell’assemblea federale che ha sancito il passaggio di consegne dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. Una vittoria netta, che apre ufficialmente una nuova fase per il movimento calcistico nazionale in uno dei momenti più delicati della sua storia recente.
L’elezione di Malagò rappresenta molto più di un semplice cambio ai vertici della Federazione. È la scelta di affidare il futuro del calcio italiano a una figura che negli ultimi anni è diventata una delle più influenti e riconosciute dello sport nazionale, grazie soprattutto alla lunga esperienza maturata alla guida del CONI.
Dall’imprenditoria allo sport
Nato a Roma il 13 marzo 1959, Giovanni Malagò proviene da una famiglia storicamente legata all’imprenditoria italiana. Fin da giovane, tuttavia, ha sviluppato una forte passione per lo sport, praticando diverse discipline e costruendo nel tempo una rete di rapporti che lo hanno portato a diventare uno dei dirigenti sportivi più importanti del Paese.
La sua carriera dirigenziale inizia all’interno del Circolo Canottieri Aniene, una delle realtà sportive più prestigiose d’Italia. Sotto la sua guida il club romano è diventato un autentico punto di riferimento per lo sport italiano, contribuendo alla crescita di numerosi atleti che hanno poi raggiunto risultati di livello internazionale.
Parallelamente, Malagò ha ricoperto incarichi in diverse federazioni e organismi sportivi, costruendo un profilo manageriale che negli anni gli ha consentito di acquisire una conoscenza approfondita delle dinamiche del sistema sportivo nazionale.
L’era CONI
La svolta della sua carriera arriva nel 2013, quando viene eletto presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Un incarico che manterrà per oltre un decennio e che contribuirà a consolidarne la reputazione.
Durante la sua gestione il movimento olimpico italiano ha attraversato una delle fasi più brillanti della propria storia. Dai successi di Rio 2016 fino ai risultati record ottenuti a Tokyo 2020, disputata nel 2021 a causa della pandemia, l’Italia ha vissuto una crescita costante in termini di medaglie, competitività e visibilità internazionale.
Sotto la sua presidenza il CONI ha inoltre affrontato sfide particolarmente complesse, come la crisi sanitaria globale, le tensioni con il CIO riguardanti l’autonomia dello sport italiano e la candidatura di Milano-Cortina per i Giochi Olimpici Invernali del 2026, poi assegnati all’Italia.
Proprio la capacità di dialogare con le istituzioni nazionali e internazionali è stata una delle qualità maggiormente riconosciute a Malagò nel corso della sua esperienza al vertice dello sport italiano.
Un uomo di calcio
Nonostante la sua immagine sia stata spesso associata al mondo olimpico, Malagò ha sempre rivendicato un legame profondo con il calcio.
Nel discorso tenuto davanti all’assemblea elettiva ha voluto sottolinearlo con forza, respingendo l’idea di essere una figura esterna al sistema calcistico.
«Non sono un Papa nero», ha dichiarato, ricordando le proprie esperienze maturate sia sul campo sia nelle stanze dei bottoni dello sport italiano.
Nel corso degli anni, infatti, ha mantenuto rapporti costanti con dirigenti, presidenti e rappresentanti delle diverse componenti federali, acquisendo una conoscenza diretta delle problematiche che riguardano il calcio professionistico e dilettantistico.
Le sfide che lo attendono
L’eredità che raccoglie non è semplice.
Negli ultimi anni il calcio italiano ha dovuto fare i conti con risultati internazionali altalenanti, difficoltà economiche per numerosi club, problematiche infrastrutturali e un dibattito sempre più acceso sulla crescita dei giovani talenti.
Proprio quest’ultimo punto è stato uno dei temi centrali del primo intervento da presidente eletto.
Malagò ha individuato nei giovani la risorsa principale da cui ripartire, sottolineando la necessità di valorizzarli maggiormente e di creare un sistema capace di accompagnarne la crescita verso il professionismo e la Nazionale.
Accanto al tema tecnico restano aperte questioni altrettanto importanti: la sostenibilità economica delle società, la modernizzazione degli impianti, il rapporto con le istituzioni politiche e la necessità di rendere il calcio italiano più competitivo rispetto ai principali campionati europei.
Il programma: cambiare senza rinnegare il passato
Nel suo discorso Malagò ha utilizzato una frase destinata probabilmente a diventare il manifesto del suo mandato: «Voglio alimentare il fuoco del sistema, non custodire le ceneri».
Un concetto che sintetizza bene la sua visione. Da una parte il rispetto per la tradizione e la storia del calcio italiano; dall’altra la convinzione che il movimento abbia bisogno di riforme profonde per affrontare le sfide del futuro.
Il nuovo presidente ha parlato della necessità di superare alcune rigidità strutturali, di favorire una maggiore collaborazione tra le varie componenti federali e di costruire una visione condivisa per il rilancio del sistema.
Un nuovo inizio
L’ampio consenso ottenuto alle urne conferisce a Malagò una forte legittimazione politica e istituzionale. Tuttavia, la fase che si apre sarà inevitabilmente caratterizzata dai risultati.
Le aspettative sono elevate e il calcio italiano chiede risposte concrete dopo anni segnati da successi isolati ma anche da difficoltà evidenti.
La sensazione è che la FIGC abbia scelto un profilo capace di garantire esperienza, relazioni internazionali e capacità gestionale. Ora, però, sarà il campo — e soprattutto la capacità di incidere sulle strutture del movimento — a determinare il successo del nuovo corso.
Foto: Instagram Malagò
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