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NewsIl calcio piange Alex Manninger: il “portiere gentiluomo” tradito dal destino a 48 anni

giovedì 16 aprile 2026 alle ore 19:29di Antonio Scaduto2 min di lettura

Il calcio piange Alex Manninger: il “portiere gentiluomo” tradito dal destino a 48 anniAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutogiovedì 16 aprile 2026 alle ore 19:29 · NewsAltre notizie

Il mondo del calcio si è svegliato oggi con una notizia che mai avrebbe voluto battere. Alexander Manninger, l’eterno numero dodici, l’uomo della provvidenza silenziosa e dai riflessi d’acciaio, si è spento tragicamente a soli 48 anni. L’ex portiere austriaco è rimasto vittima di un terribile incidente stradale: secondo le prime ricostruzioni, la sua vettura si sarebbe scontrata con un treno in movimento in una dinamica ancora al vaglio degli inquirenti, che non gli ha lasciato scampo.

L’addio dei suoi club

A rompere il silenzio, con una nota intrisa di dolore, è stato il Red Bull Salisburgo, club della sua terra d’origine: “Ci uniamo al cordoglio per il nostro ex portiere Alexander Manninger, tragicamente scomparso in un incidente stradale. I nostri pensieri sono con la sua famiglia e i suoi amici. Riposa in pace, Alexander”. Un messaggio che ha fatto rapidamente il giro d’Europa, unendo nel lutto tifoserie di Paesi diversi, dalla Premier League alla Serie A.

Chi era Alex Manninger: una carriera da giramondo

Nato a Salisburgo nel 1977, Manninger non è stato un calciatore qualunque. È stato l’emblema della professionalità declinata al servizio del gruppo. La sua carriera decolla giovanissimo quando, nel 1997, Arsène Wenger lo porta all’Arsenal. A Londra vive una stagione da eroe, sostituendo l’infortunato David Seaman e mantenendo la porta inviolata per sei partite consecutive, risultando decisivo per la conquista del Double (Premier League e FA Cup).

L’amore per l’Italia: dalla Fiorentina alla Juventus

Ma è in Italia che Alex trova la sua seconda casa, diventando uno dei volti più rispettati e affidabili del nostro campionato. Approda alla Fiorentina nel 2001, in un momento societario difficilissimo, ma è la sua capacità di farsi trovare sempre pronto a renderlo unico. Indosserà le maglie di Torino, Bologna, Brescia e Siena, prima della grande chiamata della Juventus nel 2008.

In bianconero, Manninger scrive pagine di straordinaria solidità. Arrivato come vice di Gianluigi Buffon, si ritrova titolare per lunghi tratti a causa degli infortuni del numero uno azzurro. Non lo fa rimpiangere, sfoderando parate d’autore che gli valgono il rispetto della curva e dei compagni. Chiude la carriera nel 2017 dopo un’ultima esperienza al Liverpool, a testimonianza di come i top club abbiano sempre cercato in lui non solo un portiere, ma un uomo spogliatoio esemplare.

Oltre il campo

Fuori dal rettangolo verde, Manninger era noto per la sua discrezione. Un uomo colto, amante dei viaggi e della buona cucina, che dopo il ritiro aveva preferito restare lontano dai riflettori, dedicandosi alle sue passioni e alla sua terra.

Oggi il calcio perde un professionista d’altri tempi, uno che sapeva aspettare il suo turno senza mai alzare la voce, ma che quando entrava in campo sapeva farsi sentire. La sua scomparsa lascia un vuoto enorme tra chi ha avuto la fortuna di vederlo volare tra i pali e chi, semplicemente, ne apprezzava l’infinita educazione.

Foto: google

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