NewsIl capolavoro firmato Claudio Ranieri
Antonio ScadutoC’è una Roma che ha imparato a respirare con il cuore e a correre con l’anima, e il merito è, ancora una volta, di un uomo che conosce il calcio come pochi altri: Claudio Ranieri. A volte i miracoli sportivi non hanno bisogno di fiumi di parole, proclami esagerati o complesse teorie tattiche. A volte basta semplicemente l’essenza di un allenatore che sa cosa significa lavorare sodo, tenere alta l’asticella e fare del gioco semplice ed efficace la sua religione. Dopo la straordinaria vittoria su un’Inter che sembrava imbattibile, Ranieri non ha bisogno di presentazioni: San Claudio da Testaccio, già osannato dai tifosi giallorossi, è pronto a scrivere un’altra leggenda. Ma cosa c’è dietro al successo della Roma di Ranieri, che nel 2025 non ha ancora conosciuto il gusto amaro della sconfitta? È un calcio che molti chiamano “old school”, ma che in realtà ha il sapore di qualcosa di eternamente moderno: semplicità, efficacia e una visione chiara del gioco. In un’epoca in cui allenatori si presentano come filosofi del pallone, con schemi astratti e strategie che sembrano più teorie da università che pratiche da campo, Ranieri rimette tutto al suo posto. Il calcio, alla fine, è molto semplice. E lui lo sa bene. Contro l’Inter, senza Dybala, senza troppi proclami, Ranieri ha proposto una Roma che è apparsa come una macchina ben oliata: un 4-3-3 che in fase di possesso diventa 3-5-2 quando la squadra difende, con la coppia Dovbyk-Shomurodov a fare la differenza in attacco. Ma la vera magia è stata la gestione del talento di Matias Soulé, il quale, lontano dai riflettori che di solito illuminano Dybala, ha preso per mano la squadra, mostrando una personalità che va ben oltre la sua giovane età. A lui, Ranieri ha cucito addosso un ruolo che lo esalta: largo a destra, con libertà di accentrarsi e scatenare il suo talento. Il risultato? Una Roma che ha saputo adattarsi, muoversi e dominare senza mai perdere la propria identità. C’è una filosofia che guida tutto questo: l’efficacia sta nella concretezza. Ranieri non ama i fronzoli, non ha bisogno di acrobazie tattiche. Vuole solo che la squadra faccia il suo lavoro, con intelligenza e disciplina. Ogni passaggio ha un senso, ogni movimento è pensato, ogni azione è un passo verso il risultato. È un calcio senza fronzoli, che mette la solidità prima di tutto. E se la difesa è diventata una vera e propria muraglia, è proprio grazie a questa filosofia: Celik, Mancini e Ndicka sembrano indistruttibili, un muro che persino l’Inter, a San Siro, ha faticato a scalfire. In un contesto calcistico dove spesso si cerca la sofisticatezza, la Roma di Ranieri riscopre il valore della semplicità. Essere pratici, senza rinunciare a brillare. In un calcio che rischia di perdersi tra troppi allenatori che sembrano più accademici che tecnici, Ranieri è il professorone che insegna a tutti che l’arte del calcio è nelle cose semplici. E lo fa con quel suo sorriso genuino e una leggera ironia che, in fondo, non guasta mai. Certo, alcuni hanno ancora qualche dubbio, come il capitano Pellegrini, che continua a sembrare un po’ troppo in ombra rispetto alle aspettative. Ma questo non ferma la Roma di Ranieri, che anzi, sembra sempre più solida, concreta, e, soprattutto, affamata. La Champions League è a portata di mano, e l’idea che questo finale di stagione possa essere un sogno diventato realtà non è più così irraggiungibile. In fondo, Ranieri ha sempre avuto il dono di fare miracoli. E se oggi ci fossero ancora dubbi, basterebbe guardare il sorriso di chi, in campo e fuori, sa che è la sostanza a contare, non le parole. E mentre il mondo del calcio sembra impazzire per allenatori che parlano più di filosofia che di calcio, Ranieri continua a fare ciò che sa fare meglio: insegnare il calcio, quello vero. Il calcio fatto di sacrificio, di studio e di sacrificio. Forse è proprio questo il segreto della Roma di Ranieri. E, chi lo sa, potrebbe essere anche quello di tutti noi: tornare alle origini, dare valore alla concretezza. Sarebbe ora.
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