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NewsInchiesta a Milano: calciatori coinvolti nei festini della Ma.De

mercoledì 22 aprile 2026 alle ore 19:28di Antonio Scaduto3 min di lettura

Inchiesta a Milano: calciatori coinvolti nei festini della Ma.DeAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutomercoledì 22 aprile 2026 alle ore 19:28 · NewsAltre notizie

Sono almeno settanta i calciatori finiti nell’orbita della Ma.De, l’agenzia di eventi al centro di una tempesta giudiziaria coordinata dalla Procura di Milano. Le accuse per i vertici dell’organizzazione sono pesanti: sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Tra i partecipanti alle serate figurano atleti di primo piano di squadre come Inter, Milan, Juventus, Verona, Torino, Sassuolo e Monza. Nomi blindati dal segreto istruttorio, su cui gli inquirenti stanno scavando per distinguere tra la semplice presenza e l’effettivo consumo di servizi escort o della “droga della risata” — quel protossido di azoto che emerge prepotentemente dalle carte del gip.

I clienti: “dubbio gusto”, nessun reato
Dall’ordinanza emerge un dato chiaro: a eccezione di quattro profili, i calciatori non rischiano l’arresto. Essere clienti, infatti, non costituisce reato. Anche i dialoghi intercettati sui pagamenti — in cui viene citato esplicitamente “il Verona” — delineano uno scenario che la magistratura definisce “di dubbio gusto”, ma non penalmente perseguibile per gli sportivi.

Il sistema Ma.De: promoter e “dominus”
L’inchiesta, condotta dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini e delegata alla Guardia di Finanza, ha portato ai domiciliari Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, ritenuti le menti dell’organizzazione. Insieme a loro, Alessio Salamone e Luz Luan Amilton Fraga avrebbero gestito i contatti con i “calciatori di fama internazionale” e il reclutamento di circa cento ragazze, molte delle quali giovanissime (tra i 18 e i 20 anni), smistate tra eventi pubblici e incontri privati.

I conti del business: fiumi di denaro e palloncini
Le intercettazioni rivelano la quotidianità del giro. Salamone si occupava dei rifornimenti di gas esilarante (“Amo, ci servono i palloncini, siamo al Me Milan”) e della riscossione dei pagamenti. Cifre precise: 1.000 euro da un giocatore del Torino, oltre 3.200 dal Verona, 3.420 da un atleta del Sassuolo. Un giro d’affari da 1,2 milioni di euro in meno di due anni, di cui quasi 200mila versati direttamente dai calciatori, a fronte di redditi dichiarati pressoché nulli.

La mappa della movida
Il teatro dei festini erano i locali più glamour di Milano — dal Pineta al Just Cavalli, dalla Langosteria alla Bullona (tutti estranei alle contestazioni) — ma il business si estendeva fino a Mykonos e St. Barth, pubblicizzato con spavalderia su Instagram. A tradire l’organizzazione è stata la sproporzione tra il lusso ostentato e i conti correnti, spesso schermati dietro società estere in Lituania.

Il lato oscuro: appartamenti e gravidanze
Il velo sulla vicenda è stato squarciato dalla testimonianza di una giovane straniera. Il racconto descrive una realtà cupa: ragazze fatte vivere in un appartamento a Cinisello Balsamo, dove gli indagati trattenevano il 50% dei loro guadagni oltre all’affitto. In quella palazzina era stata allestita persino una discoteca abusiva che non si è fermata nemmeno durante il lockdown.

Tra i faldoni dell’inchiesta spuntano anche dettagli scabrosi: riferimenti a un pilota di Formula 1, intercettazioni poco raffinate e il caso di una ragazza che tentava di risalire al padre di suo figlio tra i vari calciatori frequentati. Le indagini ora proseguono: l’obiettivo è dare un volto a tutti i protagonisti di questo “sistema” che, si sospetta, durasse da oltre cinque anni.

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