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NewsInchiesta arbitri, la Procura archivia: “Solo illazioni, nessuna prova di frode sportiva”

martedì 21 luglio 2026 alle ore 22:40di Antonio Scaduto5 min di lettura

Inchiesta arbitri, la Procura archivia: “Solo illazioni, nessuna prova di frode sportiva”Antonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutomartedì 21 luglio 2026 alle ore 22:40 · NewsAltre notizie

“Il vuoto probatorio degrada tali ipotesi al rango della mera illazione”. È questa la frase con cui la Procura di Roma mette il punto all’inchiesta sugli arbitri. La richiesta di archiviazione, firmata il 15 luglio dal sostituto procuratore Paolo Ascione e dall’aggiunto Michele Ielo, riguarda l’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi e l’Inter, iscritta nel registro degli indagati soltanto nella fase finale dell’indagine e contestualmente archiviata.

Il provvedimento esclude che siano stati raccolti elementi in grado di dimostrare una frode sportiva finalizzata ad alterare il regolare svolgimento del campionato. L’ipotesi investigativa era che Rocchi avesse subito interferenze nella scelta degli arbitri, designando direttori di gara graditi all’Inter per favorire il club nerazzurro. Una ricostruzione che, secondo i magistrati, non ha trovato alcun riscontro.

A cadere è anche il presupposto su cui si fondava l’impianto accusatorio: che Rocchi avesse agito sotto l’influenza del presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, ritenuto in grado di esercitare un peso sull’allora presidente della Figc Gabriele Gravina.

Nel decreto si legge:

“La base probatoria di tale ipotesi è costituita dall’esistenza di ottimi rapporti tra Gravina e Rocchi da un lato e dall’esistenza di un indubbio peso politico nella Lega da parte dell’Fc Internazionale, nella persona di Marotta, a sua volta legato da buoni rapporti personali con Gravina. Si tratta di una base probatoria inidonea a provare l’ipotesi di frode sportiva, che richiede almeno un principio di prova, anche indiziario, di una promessa di utilità posta in essere da Gravina, d’intesa con Marotta, nei confronti di Rocchi affinché accettasse interferenze dirette a turbare la regolarità delle gare”.

La Procura respinge anche un’altra ipotesi investigativa: che Rocchi potesse essersi lasciato condizionare dal timore di subire conseguenze sulla propria carriera da parte di Gravina.

Per i magistrati, oltre all’assenza di prove, c’è anche una contraddizione logica: “Ritenuta l’esistenza di ottimi rapporti personali e istituzionali tra Gravina e Rocchi appare estremamente arduo che il primo possa concutere il secondo”.

Nelle 18 pagine del provvedimento trovano ampio spazio le intercettazioni, che ricostruiscono il lavoro del designatore e dei suoi collaboratori sulle quattro partite finite sotto osservazione: Bologna-Inter (20 aprile 2025), il derby di ritorno di Coppa Italia (23 aprile 2025), Inter-Verona (3 maggio 2025) e Torino-Inter (26 aprile 2026).

La Procura ricorda che la frode sportiva richiede “la prova di una volontà obiettivata di alterare la gara o comunque di incidere sul suo regolare svolgimento mediante atti idonei o orientati a tale scopo”. Un elemento che, secondo i magistrati, non emerge dalle intercettazioni.

Al contrario, dalle conversazioni risulta un Rocchi impegnato a confrontarsi con i collaboratori per scegliere gli arbitri ritenuti più adatti, cercando di limitare polemiche e malumori dei club, senza però assecondarne le richieste né ricevere pressioni dirette.

La conclusione della Procura è netta: dalle intercettazioni emerge “l’esclusione di qualunque forma di asservimento continuativo di Rocchi ai desiderata dell’Inter”.

Tra gli episodi richiamati c’è la telefonata del 21 aprile 2025 tra Rocchi e Mauro Pinzani, allora responsabile dei rapporti con i club di Serie A e B. È il giorno successivo alla sconfitta dell’Inter sul campo del Bologna, arbitrata da Andrea Colombo.

Rocchi sbotta:

“È stato designato l’arbitro che gli garba di più e hanno rotto il c…”.

Poi aggiunge:

“Chi vogliono quindi? Non gli va bene nessuno. Chi gli mando?”

Pinzani riferisce anche il malcontento espresso da Giorgio Schenone, ex arbitro e club referee manager dell’Inter. La replica di Rocchi è durissima:

“E Sozza non lo volete, Doveri no perché porta male, adesso manco Colombo va bene. Andate a fare in c…”

Subito dopo, però, ribadisce quale sia il suo criterio nelle designazioni:

“Forse non hai capito, io gli rimando quelli buoni, non mi interessa. Doveri lo prendono mercoledì, Fabbri domenica prossima.”

Pinzani conclude riportando le lamentele provenienti dall’ambiente nerazzurro:

“Doveri non va bene perché non ci si è mai vinto. Ma che stiamo a ragionà, ma che stiamo a giocà a tombola?“

Un altro capitolo riguarda il rigore non concesso all’Inter contro la Roma per la trattenuta di Ndicka su Bisseck e la successiva puntata di Open Var, nella quale l’episodio non viene trasmesso.

Pinzani riferisce a Rocchi:

“Guarda, so che Marotta ne stava parlando con Viglione”.

Rocchi risponde:

“Mi hanno chiamato, so già tutto. Gli ho mandato la clip, l’immagine ce l’hanno. Ma potrò decidere io cosa mandare su una corsa scudetto, no?”

Pinzani conferma:

“Gli ho detto che gli episodi li decide Rocchi, non la conduttrice”.

I magistrati osservano che la telefonata richiamata da Rocchi (“mi hanno chiamato”) non è stata intercettata, ipotizzando l’utilizzo di canali o numeri non sottoposti a captazione. Un elemento che, tuttavia, non viene ritenuto sufficiente a sostenere l’accusa di frode sportiva.

Tra gli episodi esaminati c’è anche il derby di ritorno di Coppa Italia. Le intercettazioni mostrano lo scarso gradimento dell’Inter nei confronti dell’arbitro Daniele Doveri e la valutazione, da parte di Rocchi e dei suoi collaboratori, di impiegarlo proprio nella semifinale, evitando così una successiva designazione in campionato.

In una conversazione con Andrea Butti, responsabile dei calendari della Serie A e noto tifoso interista, Rocchi si sente dire:

“Sei un killer, con lui abbiamo un record super negativo”.

La risposta del designatore è immediata:

“È il derby, chi devo metterci?”

Butti insiste:

“Allora ti dico che sei uno di loro… quello porta sfiga, una sfiga mondiale… era giusto ci fosse Calciopoli, cazzo”.

In sede di interrogatorio, però, Rocchi ha spiegato di aver sempre considerato quelle frasi come semplici sfoghi da tifoso, pur provenendo da una figura con un ruolo istituzionale, senza attribuire loro alcun peso nelle decisioni sulle designazioni.

La richiesta di archiviazione arriva a una conclusione chiara: non esistono elementi in grado di dimostrare che Rocchi abbia alterato le designazioni arbitrali per favorire l’Inter, né che abbia subito pressioni da Marotta o da Gravina.

Per i magistrati, i rapporti personali tra i protagonisti dell’inchiesta, le lamentele dei club e le intercettazioni raccolte non costituiscono prova di una frode sportiva, ma restano “mere illazioni”, prive di quel necessario riscontro probatorio richiesto per sostenere l’accusa.

foto sito aia

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