Israele, i punti di forza della prossima avversaria dell’Italia
Antonio ScadutoDomani sera al Nagyerdei Stadion di Debrecen, l’Italia di Gennaro Gattuso si troverà di fronte un Israele inaspettatamente competitivo, secondo nel Gruppo I delle qualificazioni al Mondiale 2026 con 9 punti in quattro partite. La nazionale guidata da Ran Ben Shimon non è più la squadra materasso di un tempo: solida, organizzata e con talenti capaci di fare la differenza, rappresenta un ostacolo insidioso per gli Azzurri, fermi a 6 punti e chiamati a una prova di maturità per non perdere terreno nella corsa al Mondiale. Ma chi è questo Israele? Quali sono i suoi punti di forza, le sue debolezze tecniche e le chiavi tattiche che potrebbero decidere la partita? Ecco un’analisi approfondita a 360 gradi di una squadra che promette battaglia. Ran Ben Shimon, tecnico pragmatico e carismatico, ha trasformato Israele in una squadra dalla chiara identità tattica. Il modulo base è un 5-4-1 in fase difensiva, che garantisce compattezza e copertura, ma si evolve fluidamente in un 4-3-3 o 4-2-3-1 quando la squadra attacca. Questa flessibilità è il cuore del gioco israeliano: capace di chiudersi con ordine per poi colpire in contropiede, Israele ha dimostrato di sapersi adattare agli avversari senza perdere la propria fisionomia. La vittoria per 4-0 contro la Moldavia e il 2-1 in rimonta contro l’Estonia testimoniano la capacità di gestire le partite con intelligenza, alternando momenti di contenimento a folate offensive. Il collettivo è il vero punto di forza: Ben Shimon ha instillato una mentalità da “underdog” che non ha nulla da perdere, con i giocatori che si sacrificano l’uno per l’altro, mantenendo un pressing coordinato e letture di gioco che compensano eventuali lacune tecniche rispetto a squadre più blasonate. Tuttavia, questa dipendenza dal collettivo può diventare una fragilità: se l’Italia impone un possesso palla prolungato, Israele potrebbe perdere ritmo e lasciare spazi invitanti. In difesa, la linea a cinque è il pilastro della squadra. Guidata dal capitano Eli Dasa, terzino destro del Maccabi Tel Aviv con oltre 60 presenze in nazionale, la retroguardia è ben organizzata e difficile da scardinare. I centrali Raz Shlomo e Stav Lemkin, giovane promessa del Red Bull Salisburgo, offrono fisicità e letture difensive, mentre i quinti, come Roy Revivo a sinistra, garantiscono copertura e spinta. La disciplina tattica è evidente: contro la Norvegia, nonostante la sconfitta per 4-2, Israele ha limitato Erling Haaland per larghi tratti, e contro la Moldavia il portiere Daniel Peretz non ha dovuto compiere parate di rilievo. Tuttavia, la difesa ha un tallone d’Achille: la lentezza di alcuni elementi, come Shlomo, può essere sfruttata da attaccanti rapidi come Moise Kean o da inserimenti centrali di mezzali come Nicolò Barella. Inoltre, quando costretta a difendersi troppo bassa, la linea tende a schiacciarsi, lasciando varchi sulle fasce che esterni come Dimarco e Di Lorenzo potrebbero sfruttare. A centrocampo, Israele combina quantità e qualità. Neta Lavi, mediano del Gamba Osaka, è il metronomo: recupera palloni, detta i tempi e non disdegna il tiro da fuori. Dor Peretz, del Maccabi Tel Aviv, porta dinamismo e inserimenti, come dimostrato dal gol contro l’Estonia. La stella, però, è Oscar Gloukh, trequartista 21enne del Red Bull Salisburgo. Con il suo piede sinistro, la visione di gioco e la capacità di smarcarsi, Gloukh è il cervello creativo della squadra, capace di innescare i compagni con filtranti chirurgici o di rendersi pericoloso dalla distanza, come visto con l’assist contro la Norvegia. Il centrocampo eccelle nelle transizioni rapide: quando recupera palla, Israele verticalizza subito, cercando Gloukh tra le linee o le ali in profondità. La debolezza? La gestione della pressione alta. Contro la Norvegia, con il 62% di possesso avversario, la mediana ha sofferto, perdendo palloni pericolosi in uscita. L’Italia, con il dinamismo di Tonali e Barella, potrebbe sfruttare questa fragilità per recuperare palla in zone alte. In attacco, Manor Solomon è il faro. L’ala 25enne del Tottenham, nel pieno della maturità tecnica, è una minaccia costante: rapido, tecnico e con un dribbling secco, ama convergere da sinistra per cercare il tiro o l’assist, come dimostrato dal gol di pregevole fattura contro la Moldavia. La sua capacità di creare superiorità numerica è letale in contropiede, dove Israele eccelle. Accanto a lui, Tai Baribo, centravanti del Philadelphia Union, porta fisicità e senso del gol, con una rete contro la Moldavia, mentre Anan Khalaili, giovane ala dell’Union Saint-Gilloise, aggiunge imprevedibilità sulla destra. Tuttavia, l’attacco dipende molto da Solomon: se l’Italia lo isola con una marcatura stretta o raddoppi sistematici, la fase offensiva israeliana perde incisività. Inoltre, Baribo è poco mobile fuori dall’area, limitando le opzioni in costruzione. Oltre alle qualità tecniche, Israele porta in campo una mentalità da combattenti. Costretta a giocare le partite casalinghe in Ungheria per motivi di sicurezza, la squadra ha trasformato questa difficoltà in motivazione extra. Con un’età media di 24,8 anni, la rosa è giovane e affamata, capace di reagire alle difficoltà, come dimostrato dalla rimonta contro l’Estonia. Ben Shimon, con il suo carisma, ha creato un gruppo unito, ma questa intensità emotiva può portare a errori di ingenuità, soprattutto se l’Italia mantiene il controllo nei momenti chiave. Le debolezze tecniche offrono all’Italia diverse opportunità: le fasce, vulnerabili quando i quinti spingono, possono essere attaccate da Dimarco e Di Lorenzo; il possesso prolungato può sfiancare la mediana israeliana, che fatica sotto pressione; il calo fisico nel finale, evidente contro la Norvegia con due gol subiti dopo il 70’, potrebbe essere sfruttato da cambi come Frattesi o Zaccagni. Per battere Israele, l’Italia dovrà dominare il possesso, neutralizzare Solomon, sfruttare le corsie esterne e mantenere pazienza contro una squadra ostica da scardinare. La storia parla di 5 vittorie e un pareggio in 6 precedenti, ma questo Israele, con 9 punti e un secondo posto che fa sognare, è pronto a vendere cara la pelle.
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