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NewsItalia allo sbando: zero idee e zero ct. Ora i club fanno la colletta per Conte. Che pena

lunedì 27 luglio 2026 alle ore 13:24di Antonio Scaduto4 min di lettura

Italia allo sbando: zero idee e zero ct. Ora i club fanno la colletta per Conte. Che penaAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutolunedì 27 luglio 2026 alle ore 13:24 · NewsAltre notizie

La parabola di Andrea Pirlo, in queste ultime ore, ha assunto i contorni di una sceneggiatura kafkiana che fa sinceramente accapponare la pelle. Parliamo di un uomo che negli ultimi trent’anni ha goduto di un’ammirazione totale, quasi mistica, trasversale come pochi altri. Un simbolo del calcio pulito, amato persino da chi veniva preso a pallonate dalle sue geometrie. Tutti gli altri mostri sacri del nostro calcio, volenti o nolenti, hanno sempre spaccato l’opinione pubblica in fazioni: da Totti a Buffon, passando per Del Piero, Cannavaro, Nesta fino a Jorginho. Pirlo no, lui metteva d’accordo tutti. Oggi, invece, il Maestro è diventato il bersaglio preferito di un tiro al bersaglio stucchevole, tanto da essere costretto in mattinata a utilizzare i propri canali social per fare un passo indietro e tirarsi fuori dal fango. Una roba mai vista. Mai nessuna nomina aveva sollevato una tempesta di melma simile: la storiaccia dello sponsor di scommesse russo ha dato la mazzata definitiva a una candidatura che è diventata, di fatto, un danno collaterale delle bombe in Ucraina. Roba da non credere. E adesso che si fa? Di tutti gli scenari possibili sul tavolo, quello più concreto e imminente porta dritto alle dimissioni in blocco del direttore tecnico che lo aveva scelto e blindato: Paolo Maldini. Una scelta inevitabile, perché restare significherebbe accettare la totale sconfessione del proprio operato. Il capolavoro del fallimento è servito: il rischio reale, quasi grottesco, è quello di ritrovarsi all’improvviso senza una guida in panchina e senza un capo dell’area tecnica. Praticamente un salto all’indietro di un mese, sprecando tutto il tempo passato dall’elezione di Giovanni Malagò. Se il neo-presidente ha cercato Maldini – e ha fatto benissimo, perché un uomo di campo con un cervello pensante era l’unica ancora di salvataggio – l’impressione è che adesso si ritroverà a dover disperatamente cercare un altro dirigente prima ancora di capire a chi affidare la squadra. Sia chiaro, non è una legge scritta sulle Tavole della Verità. Malagò potrebbe anche decidere di fare il re Sole e fare tutto da solo: in quel caso la pista più ovvia porterebbe a Roberto Mancini. Ma il Mancio, oggi, è un profilo che spacca l’ambiente dopo il modo a dir poco discutibile con cui ha sbattuto la porta in passato. Con la Serie A totalmente schierata contro, poi, l’idea di costruire un progetto comune diventa pura utopia. Se invece Malagò volesse dare una parvenza di coerenza al suo piano a lungo termine, servirebbe come il pane un braccio destro operativo che sappia di calcio. Merce rara da queste parti. L’identikit perfetto, guardando in giro, porta dritti a un altro ex calciatore con la testa sulle spalle, capitano dell’Europa conquistata nel 2021, due lauree in tasca e attualmente nei quadri dirigenziali della Juventus: Giorgio Chiellini. Proprio in questo mese di luglio l’ex difensore ha cambiato scrivania a Torino, passando da capo delle relazioni istituzionali al ruolo di Chief Club Affairs Officer. Una poltrona che, tradotto dal bizzarro linguaggio aziendale, significa compiti molto manageriali e decisamente distanti dal rettangolo verde. Domani Chiellini sarà a Roma nella sua veste di dirigente federale. Se la baracca dovesse crollare definitivamente, per lui potrebbe materializzarsi la classica proposta indecente: prendi in mano questa Nazionale prima che affondi del tutto. Sarebbe uno scossone pazzesco per un ambiente ridotto ai minimi termini, una mossa non del tutto campata in aria che costringerebbe l’ex capitano a una riflessione profonda sulla propria carriera e sulle sorti azzurre. D’altronde, lo stesso Chiellini era rimasto folgorato dai proclami del tandem Maldini-Leonardo, dichiarando subito dopo la conferenza: “Sono gli uomini giusti per ripartire, Paolo merita carta bianca”. Parole al miele pronunciate quando per Pirlo ct sembrava una formalità da burocrati, ben prima che esplodesse il bubbone dello sponsor russo. E qui si apre il capitolo più interessante: se davvero dovesse materializzarsi l’ipotesi Chiellini come nuovo dt – usiamo il condizionale per evitare di sparare nel mucchio –, tornerebbe prepotentemente di moda il nome di Antonio Conte. L’ex tecnico del Napoli era stato progressivamente spinto ai margini nell’ultima fase delle consultazioni, quando i giochi si stavano chiudendo e il suo nome era rimasto fuori dalla lista per una precisa scelta filosofica di Maldini, convinto che il calcio di Conte non c’entrasse nulla con la sua visione. Sarà. Ma con il debutto in Nations League contro il Belgio fissato per il 25 settembre a Roma, il tempo delle chiacchiere è scaduto. La Serie A vuole Conte a tutti i costi ed è già pronta a mettere mano al portafoglio per contribuire a un ingaggio che, si sa, non può viaggiare sotto i 5-6 milioni netti a stagione. Tra Chiellini e Conte il feeling umano e professionale è totale, forgiato nel triennio dei record alla Juve. Difficilmente il salentino accetterebbe di fare la ruota di scorta del fantasma di Pirlo, ma davanti a una tabula rasa dirigenziale lo scenario cambierebbe totalmente. Maldini ha sempre sbarrato la strada sia a Mancini che a Conte, questo è il segreto di Pulcinella. Ma se Paolo dovesse fare le valigie insieme a Leonardo, la corsa si ridurrebbe a loro due. A meno di clamorosi colpi di teatro che vi racconteremo nella prossima puntata.

Foto: X Milan

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