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NewsItalia-Estonia, occhi aperti: chi sono davvero i Maglie Blu di Henn

venerdì 5 settembre 2025 alle ore 12:47di Antonio Scaduto5 min di lettura

Italia-Estonia, occhi aperti: chi sono davvero i Maglie Blu di HennAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutovenerdì 5 settembre 2025 alle ore 12:47 · NewsAltre notizie

Questa sera, 5 settembre 2025, il Gewiss Stadium di Bergamo si accenderà per Italia-Estonia, match cruciale per le qualificazioni ai Mondiali 2026. Dopo una sconfitta contro la Norvegia e una vittoria convincente sulla Moldova, gli Azzurri guidati da Gennaro Gattuso sono chiamati a fare bottino pieno. Sulla carta, la sfida sembra sbilanciata, ma il campo spesso racconta storie diverse. E questa Estonia, pur non essendo una delle potenze europee, ha già dimostrato di saper complicare la vita a chiunque. È una squadra che lavora, che corre, che si sacrifica, ma che soprattutto sta costruendo un’identità tecnica e tattica precisa. A guidarla c’è Jürgen Henn, tecnico estone di 37 anni, nominato commissario tecnico nel giugno 2024 dopo un’esperienza brillante con il Flora Tallinn. Ex assistente del precedente ct Thomas Häberli, Henn conosce a fondo il contesto calcistico nazionale: ha lavorato con molti dei giocatori attualmente in rosa e ha avuto il merito di portare una visione moderna all’interno di una realtà che per anni è rimasta ancorata a un calcio piuttosto statico e prevedibile. Con il Flora ha vinto due titoli nazionali, ma soprattutto ha mostrato idee interessanti: attenzione al possesso, costruzione dal basso, aggressività nelle transizioni e valorizzazione del talento locale. Non è quindi un caso che la federazione lo abbia scelto per aprire un nuovo ciclo in nazionale. Il progetto di Henn è ambizioso ma realistico. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere la squadra competitiva per la qualificazione a Euro 2028, ma il lavoro è cominciato subito, senza aspettare. Sin dalle prime uscite, l’Estonia ha mostrato un’identità riconoscibile: una squadra ordinata, disciplinata tatticamente, che sa soffrire, ma che allo stesso tempo cerca di proporre gioco, quando le condizioni lo permettono. Nella recente sconfitta per 1-0 contro la Norvegia, ad esempio, i baltici hanno retto l’urto per gran parte del match, cedendo solo su un episodio. La solidità e la compattezza del gruppo sono emerse chiaramente, segno che il lavoro fatto in allenamento inizia a dare frutti concreti. Dal punto di vista tattico, l’Estonia si schiera prevalentemente con un 4-2-3-1 di base, che però si adatta e si trasforma a seconda degli avversari e del contesto della partita. La grande forza della squadra è la sua flessibilità. In fase di possesso, i due centrali difensivi, spesso Toomingas e il giovane Tõugjas, cercano l’uscita pulita da dietro, con il portiere Karl Hein — un classe 2002 di scuola Arsenal — sempre coinvolto nella costruzione. La squadra non butta mai via il pallone e, quando possibile, cerca di attirare la pressione avversaria per liberare spazi sulle corsie laterali. In questo meccanismo, i terzini sono fondamentali: larghi, alti, partecipano attivamente alla manovra offensiva, offrendo ampiezza e opzioni di passaggio. Il centrocampo è forse il reparto più interessante dal punto di vista tecnico. Rocco Robert Shein e Martin Soomets, i due mediani titolari, formano una coppia ben assortita: il primo è più regista, elegante nei movimenti, capace di verticalizzare e di dare ritmo alla manovra; il secondo è più dinamico, pronto alla copertura, ma anche abile negli inserimenti. In fase offensiva, Shein spesso si abbassa tra i centrali per facilitare la costruzione, mentre Soomets avanza per occupare lo spazio lasciato libero dal trequartista. Davanti a loro, nel ruolo di numero 10, agisce Mattias Käit, il giocatore forse più talentuoso del gruppo. Dotato di buona tecnica individuale, intelligenza tattica e visione di gioco, Käit ha libertà di movimento: parte centrale, ma spesso si allarga per ricevere palla tra le linee e dettare i tempi dell’ultimo passaggio. Ai suoi lati, le ali Vlasiy Sinyavskiy e Ioan Yakovlev completano il tridente offensivo: il primo è più diretto, veloce e abile nell’uno contro uno, mentre il secondo preferisce lavorare tra le linee, associarsi, cercare triangolazioni e spazi stretti. Questa varietà consente all’Estonia di attaccare in modo meno prevedibile, alternando giocate in profondità a combinazioni strette. In avanti, il punto di riferimento è Rauno Sappinen, attaccante di movimento, più rifinitore che finalizzatore puro. Non è un centravanti statico, ma un giocatore che esce spesso dall’area, dialoga con i trequartisti e attacca la profondità quando c’è spazio. Il suo compito principale è quello di legare il gioco offensivo e creare spazio per gli inserimenti dei compagni. Sul piano difensivo, l’Estonia è altrettanto organizzata. La squadra si compatta in fase di non possesso, abbassando il baricentro quando necessario ma cercando sempre di accorciare in modo ordinato. Il pressing non è alto e costante, ma mirato e intelligente: l’obiettivo è forzare l’errore in zone predefinite del campo, spesso spingendo l’avversario verso l’esterno, dove il raddoppio è più semplice da organizzare. Le linee di centrocampo e difesa sono molto strette, con i due mediani pronti a scivolare orizzontalmente per chiudere le linee di passaggio centrali. Particolare attenzione viene data alle transizioni negative. Appena perde palla, la squadra cerca di riaggredire subito il portatore avversario, almeno nei primi secondi dopo la perdita, per evitare ripartenze pericolose. È un aspetto sul quale Henn ha lavorato molto, consapevole che — a questi livelli — ogni errore in fase di non possesso può diventare un’occasione da gol per l’avversario. Il lavoro dei due esterni offensivi in fase di ripiegamento è fondamentale: non solo corrono all’indietro, ma sanno posizionarsi per tagliare le linee di passaggio e rendere difficile la risalita palla a terra degli avversari. Questa sera contro l’Italia, è probabile che l’Estonia adotterà un atteggiamento più prudente rispetto al solito. Il baricentro sarà più basso, la linea difensiva più attenta a non concedere profondità, e il pressing più orientato a contenere piuttosto che ad aggredire. Tuttavia, non bisogna aspettarsi una squadra rinunciataria: nelle uscite palla al piede, l’Estonia cercherà comunque di costruire, sfruttando la qualità dei suoi centrocampisti e i movimenti intelligenti degli esterni. Se riuscirà a superare la prima pressione italiana, potrà anche rendersi pericolosa in contropiede, soprattutto con le corse di Yakovlev e l’inserimento di Käit. L’Italia resta ovviamente la favorita, ma sarebbe un errore sottovalutare questa Estonia. È una squadra che gioca con ordine, che sa difendersi con criterio e che ha già dimostrato di poter mettere in difficoltà avversari ben più quotati. Non sarà la classica squadra “cuscinetto”, e Gattuso lo sa bene. Sarà una partita da interpretare con attenzione, perché questa Estonia, pur nella sua semplicità, ha un’idea chiara di calcio. E quando c’è un’idea, i risultati possono sorprendere.

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