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NewsItalia–Israele a Udine, partita a rischio tensioni: la politica entra in campo

lunedì 6 ottobre 2025 alle ore 22:46di Antonio Scaduto2 min di lettura

Italia–Israele a Udine, partita a rischio tensioni: la politica entra in campoAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutolunedì 6 ottobre 2025 alle ore 22:46 · NewsAltre notizie

L’onda lunga delle manifestazioni pro-palestinesi che hanno attraversato l’Italia nelle ultime settimane è pronta a raggiungere anche Udine. A otto giorni dalla sfida tra Italia e Israele, la tensione sale e il calcio, ancora una volta, si ritrova intrecciato suo malgrado con la politica internazionale. La partita, valida per le qualificazioni al Mondiale e in programma al Bluenergy Stadium, è ormai diventata un banco di prova delicato: per l’ordine pubblico, ma anche per la tenuta diplomatica del Viminale. Il sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni, ha chiesto ufficialmente il rinvio dell’incontro. Ma la FIFA è stata irremovibile: si gioca, e basta. Un “no” che pesa come un macigno, soprattutto alla luce delle pressioni locali e delle crescenti preoccupazioni in tema di sicurezza. Eppure, nelle stanze della questura e della prefettura, l’ipotesi di un rinvio non è mai stata realmente contemplata: lo stop, sostengono fonti istituzionali, avrebbe potuto trasformarsi in un caso politico ancora più complesso da gestire. La scelta di Udine non è stata casuale. Città relativamente piccola, logisticamente più semplice da controllare, è stata individuata proprio per contenere al minimo eventuali proteste. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, segue il dossier in prima persona, mantenendo un contatto costante con le autorità israeliane. La nazionale di Israele sarà protetta da un dispositivo di sicurezza misto, composto da forze italiane e agenti del Mossad. Sarà ospitata in una località segreta, senza contatti con l’esterno, con spostamenti blindati e sorveglianza continua. Un piano da operazione internazionale più che da evento sportivo. Intanto Udine si prepara a una mobilitazione imponente. Sono attesi rinforzi da tutto il Triveneto: il piano prevede una doppia linea d’azione, con una parte delle forze dell’ordine a presidiare il centro città — per gestire eventuali manifestazioni — e l’altra a garantire la sicurezza attorno allo stadio e alle delegazioni. “È una situazione nuova per noi”, ammettono fonti della questura. Con la città blindata, l’interesse sportivo si fa sempre più flebile. I biglietti venduti finora sono poco più di quattromila, a fronte di una capienza superiore ai ventimila posti, nonostante i prezzi popolari (da 14 a 50 euro). La FIGC tenta di riempire almeno in parte gli spalti coinvolgendo scuole e società sportive, ma l’atmosfera resta gelida. Italia–Israele, più che una tappa verso il Mondiale, rischia di diventare una partita di sopravvivenza istituzionale. Si giocherà, sì, ma dietro barriere, con scorte speciali e un clima carico di tensione. E se il calcio, in teoria, dovrebbe unire, stavolta a Udine rischia di fare l’esatto opposto: alimentare ulteriormente le fratture di un Paese già diviso e in allerta.

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