NewsItalia, perché Guardiola ha detto no. I motivi reali e la scelta di vita
Antonio ScadutoPep Guardiola non sarà il nuovo Commissario Tecnico dell’Italia. La decisione è presa, comunicata e ormai scolpita nella pietra. Nonostante il corteggiamento serrato, quasi asfissiante, portato avanti in prima persona da Paolo Maldini, il tecnico catalano ha ringraziato e ha detto “no grazie”. Nelle ultime ore sono rimbalzate mille voci, spesso incontrollate e prive di fondamento, ma noi siamo in grado di svelarvi nel dettaglio i veri, unici motivi che hanno spinto l’ex allenatore del Manchester City a rifiutare la panchina azzurra, smontando una volta per tutte le fake news circolate di recente. Partiamo da un punto fermo, anzi fermissimo, che cancella ogni dubbio speculativo: chi parla di motivazioni puramente economiche, di richieste astronomiche da venti milioni di euro a stagione o di un muro contro muro sul tetto degli ingaggi che la FIGC non avrebbe potuto superare è completamente fuori strada, anzi, zero totale. Come ha pubblicamente e categoricamente chiarito lo stesso Paolo Maldini, il denaro non è mai stato un fattore discriminante in questa trattativa, né una discriminante che avrebbe potuto far saltare il banco. La scelta di Pep è invece una scelta di vita e di campo, profonda, ponderata e assolutamente non negoziabile, legata a tre dinamiche ben precise che vi raccontiamo. In primis c’è la sua ferrea e assoluta volontà di prendersi un anno sabbatico blindato. Dopo l’epopea logorante, stressante e incredibilmente vincente sulla panchina del Manchester City, Guardiola si sente calcisticamente svuotato a livello di energie mentali. Ha espresso la necessità viscerale di fermarsi per ricaricare le pile, staccando completamente la spina dal calcio di campo per almeno dodici mesi, una promessa fatta a se stesso che non avrebbe infranto per nessuna offerta al mondo, club o Nazionale che fosse. A questo si lega strettamente la priorità assoluta alla famiglia e alla sua sfera privata, un aspetto che per Pep in questo preciso momento storico della sua vita viene prima di qualsiasi blasone o panchina prestigiosa. Il tecnico ha confessato ai vertici di via Allegri il desiderio intimo di volersi dedicare interamente alla moglie e ai figli, recuperando quella quotidianità normale e lontana dai riflettori della stampa e dalle pressioni mediatiche quotidiane che il calcio d’élite ti toglie inevitabilmente per undici mesi all’anno. Infine, ma non meno importante, c’è un profondo scetticismo legato al progetto tecnico e alla sua personale metodologia di lavoro. Guardiola è un perfezionista maniacale, un allenatore che ha costruito i suoi successi leggendari lavorando quotidianamente sul terreno di gioco, plasmando i giocatori giorno dopo giorno e potendo contare su rose colme di campioni già formati e perfettamente adatti al suo specifico e dispendioso spartito tattico. Ereditare la Nazionale italiana in questo preciso momento storico, con un ricambio generazionale decisamente complesso, un ciclo tutto da ricostruire e, soprattutto, con la consapevolezza di poter allenare i calciatori solo per pochi giorni ogni due o tre mesi durante le pause internazionali, è una prospettiva che ha giudicato strutturalmente incompatibile con il suo modo di intendere il calcio. Pep ha capito che le dinamiche da selezionatore non fanno per lui adesso, preferendo fare un passo indietro per rispetto della stessa Federazione. Capitolo chiuso, dunque, e si volta pagina. Ora la FIGC ha fretta e, come vi stiamo raccontando, la pista che porta ad Andrea Pirlo è sempre più calda, con contatti continui e serrati per arrivare alla fumata bianca definitiva.
foto x city
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