NewsItaliano: “Ho lasciato Bologna perché il mini-ciclo era finito, non per il Napoli. Milan? Un solo contatto”
Antonio ScadutoVincenzo Italiano ha scelto di andare all’estero, e al Besiktas, dopo la tripla esperienza in Serie A sulle panchine di Spezia, Fiorentina e Bologna. Da Istanbul ha raccontato il primo impatto con la città e con l’ambiente turco, le sirene del Milan e la voglia spasmodica di giocare in Europa. Ecco le parole rilasciate a La Gazzetta dello Sport: “Il Besiktas è un club top, con organizzazione super, un centro sportivo perfetto e un ambiente incredibile: spinge dal primo minuto, così caldo non l’avevo mai visto o vissuto. È esaltante. Il club mi ha chiesto l’Europa, una competizione o l’altra. Sono questo sì: finisco la gara quasi più stanco di alcuni giocatori. Non posso stare fermo. L’inizio qui mi ricorda molto quello di Bologna: squadra da completare, molti giovani in ritiro. Magari vincere subito anche qui, come la Coppa Italia. In campionato dobbiamo dare fastidio al Galatasaray che vince da quattro anni di fila. La squadra è forte, se riusciamo a prendere due-tre giocatori lo saremo ancora di più. Trossard? Super. Salah? Per ora è tutto congelato. Ma con noi c’è Kokcu, un grande capitano. C’è stato un colloquio con il Benfica, sono stati leali nel dirmi che davanti a me c’era un tecnico portoghese. Il Bologna ha fatto di tutto per tenermi, confermo. Potevo benissimo continuare ma in alcune storie si va avanti e in altre no. Non c’era più l’impegno europeo e, essendo abituato negli ultimi cinque anni a farlo, era diventato importante per come sono fatto io. Un mini-ciclo era giusto che si concludesse: l’aria nuova può fare bene a tutti. Sia chiaro: non ho detto addio al Bologna perché c’era il Napoli. Lo scriva pure. Con De Laurentiis c’è sempre stata una stima reciproca, loro hanno preso un grande allenatore, ma confermo che non me ne sono andato da Bologna perché ero in parola con il Napoli. È stata una decisione presa a prescindere. L’argomento dell’incontro a Roma è andato in prescrizione. Ho detto no al Milan solo dopo la vittoria della Coppa Italia. Il mio primo trofeo ha creato un entusiasmo a Bologna e in me che avevo emozioni da non trascurare. Volevo riviverle e sono rimasto. Quando siamo usciti dall’Europa, a Birmingham, nella mia testa c’è sempre stato un Bologna europeo. Quando ho capito che non l’avremmo più fatta per quest’anno, ho considerato il miniciclo chiuso. Ho conosciuto l’Europa ed è meravigliosa: ti misuri, non devi mollare un secondo, non c’è mai una gara facile. Fiorentina e Bologna mi hanno dato la possibilità di farmi conoscere e quindi anche di essere chiamato da una big come il Besiktas. La Fiorentina di oggi? Non è più la mia Fiorentina, mancano tre persone che per me erano cardini. Ho cercato uno o due giocatori del Bologna, ma non faccio nomi. A Domenico Tedesco dico che sta lavorando con un gruppo fantastico e con una straordinaria cultura del lavoro, che è il valore supremo. A Bologna sono rimasto dentro totalmente. A volte chiudo gli occhi e mi vedo sulle spalle di Govo a guardare i trentamila dell’Olimpico dopo la vittoria sul Milan. Ai tifosi dico che mi sono rimasti dentro e addosso. Tatuaggi non ne faccio, ma la Coppa Italia me la tatuerei davvero se fossi il tipo. Siamo stati al cinema. Dovbyk è un grande attaccante, sì, ci avevamo fatto un pensiero. Per Santi sono contento: generosità e talento, saprà far bene, ha fame. Spero che Orsolini rinnovi presto: uno che incide così è meglio non vederlo andare via. Io non vedo un Bologna senza Orso, ma anche un Orso senza Bologna. La prossima Serie A? Il Milan ha preso un allenatore forte, ma vedo l’Inter ancora in testa, il Napoli a ruota e secondo me Gasperini non ha ancora finito di stupire. Essere definito un allenatore giovane? Non è mai stato un problema. Mica sono vecchio, poi…”
Foto: X Besiktas
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