CalciomercatoJashari, il Milan, i rilanci, i silenzi e i mai esplorati piani B
Antonio ScadutoUn punto di svolta, forse quello vero. In casa Milan il caso Jashari è arrivato alla stretta finale, quella che o chiude o diventa un pasticcio. E se vogliamo dirla tutta, era già tutto apparecchiato da settimane: la famosa proposta da 37 milioni (bonus inclusi) che vi avevamo raccontato quasi un mese fa non era caduta nel vuoto, solo che il Milan ha dovuto cambiare approccio. Hanno deciso di alzare la parte fissa, punto. Perché se vuoi un giocatore devi convincere chi ce l’ha oggi, e il Bruges, che non è esattamente l’ultimo arrivato, ha colto la palla al balzo: base fissa ritoccata, via libera in arrivo, tutti contenti. Magari non lo diranno mai davanti ai microfoni, ma ognuno di quelli coinvolti — club, entourage, giocatore — sapeva benissimo cosa voleva e lo sta ottenendo. Le alternative? Non pervenute. In via Aldo Rossi hanno fatto finta di guardarsi attorno, ma in realtà hanno sempre avuto un solo nome. E poi c’è Douè. Guela Douè. Il preferito per la fascia destra. Qui però la situazione è diversa: lo Strasburgo sa di avere un piccolo gioiello in casa e non si muove sotto i 30 milioni. Non fa sconti, non cambia linea. Anche per questo stanno iniziando a piombare sul tavolo di Igli Tare una raffica di profili alternativi. Nomi? Zakaria El Ouahdi del Genk, Jon Aramburu della Real Sociedad. Suggestioni, fantasie per ora. Nessuno approfondito davvero, nessuno che abbia acceso qualcosa. È tutto sullo sfondo, perché la verità è che il Milan ha un piano preciso, e anche stavolta o lo porta a casa o si ferma. Con tutte le conseguenze del caso.
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