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Juventus, possibile che è sempre colpa dell’allenatore?

martedì 21 ottobre 2025 alle ore 18:04di Antonio Scaduto3 min di lettura

Juventus, possibile che è sempre colpa dell’allenatore?Antonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutomartedì 21 ottobre 2025 alle ore 18:04 · UncategorizedAltre notizie

Ogni anno la stesso film. Cambia la regia, cambiano gli attori dietro la linea bianca, ma la sceneggiatura resta immutata: se la Juventus non vince, è colpa dell’allenatore. Sempre. Solo. Inesorabilmente. Pirlo out. Allegri out (tre volte, roba da record). Thiago Motta out. Ora tocca a Igor Tudor. Domani? Chi sarà il prossimo capro espiatorio da immolare sull’altare del “non ha dato un’identità alla squadra”? E soprattutto: quanto tempo passerà prima che ci si decida a guardare anche dentro al campo, non solo sulla panchina? Perché se l’identità della Juve è oggi un mistero degno di un noir scandinavo, la colpa non può ricadere solo su chi indossa la tuta. Da quanti anni esattamente ci raccontiamo questa favoletta del “tecnico sbagliato”? E intanto, in campo, gli stessi volti, le stesse gambe molli, lo stesso sguardo spento. Sia chiaro: Igor Tudor non è immune da critiche. Le sue scelte tattiche spesso sembrano uscite da un libro di enigmistica per masochisti, e la gestione della rosa – specie in attacco – lascia parecchi dubbi. La squadra pare stanca, scoordinata, scollegata. Ma davvero pensiamo che in pochi mesi si possa curare una squadra che da anni cammina con il pilota automatico inserito sulla mediocrità? Il vero problema – e qui nessuno vuole dirlo, quindi lo diciamo noi – sono i giocatori. Alcuni stanno rendendo sotto il livello del mare, eppure sembrano esentati da ogni accusa, come se la loro presenza in campo fosse un favore concesso al club e ai tifosi. Inutile fare nomi, ci potete arrivare. È troppo comodo invocare il cambio in panchina ogni volta che le cose vanno male. Serve il coraggio – anche giornalistico – di dire che questi giocatori, oggi, non sono all’altezza della maglia che indossano. O peggio: non sembrano più interessati a onorarla.Chi parla di “entusiasmo” dopo sei partite senza vittorie dovrebbe riflettere su cosa significhi rappresentare la Juventus. Il minimo sindacale è la fame. L’ambizione. L’orgoglio. Oggi, invece, si percepisce un generale appagamento. Sembra che molti si siano abituati alla mediocrità, come se la lotta al quarto posto fosse la nuova normalità. La Juventus è bloccata in un eterno déjà vu. Un limbo in cui l’esonero è diventato una forma di reset comodo, ma inutile. Si licenzia un tecnico, se ne prende un altro, si spera nella “scossa”. E poi, quando tutto si ripete, si cerca di nuovo un colpevole in panchina.Il problema è che non basta più l’effetto placebo del cambio allenatore. Serve un bagno di realtà. Serve riportare in primo piano il concetto di responsabilità. Serve che i giocatori si guardino allo specchio e si chiedano se stanno davvero dando tutto. Perché finché continueranno a nascondersi dietro le scelte tattiche altrui, finché nessuno metterà la faccia dopo le figuracce, la Juventus sarà sempre questa: una grande incompiuta. Si possono cambiare dieci, cento allenatori. Ma se in campo continuano a scendere giocatori che sembrano aver perso fame, convinzione e, in certi casi, anche le coordinate calcistiche, allora inutile sperare in miracoli. Senza uomini veri – dentro e fuori – la Juventus non tornerà mai ad essere quella che fu. Solo una copia sbiadita di un mito, che oggi si affida più al ricordo che al presente.

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