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martedì 30 settembre 2025 alle ore 17:49di Antonio Scaduto2 min di lettura

JUVENTUS, TORNA A PARLARE ARRIVABENEAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutomartedì 30 settembre 2025 alle ore 17:49 · NewsAltre notizie

Maurizio Arrivabene torna a parlare in una lunga intervista concessa a ‘Tuttosport’ toccando tutti i temi più caldi del momento in casa Juventus.

Ecco le sue parole: “Vlahovic non è scarso, non lo è mai stato. Quando lo abbiamo preso, segnava una valanga di gol. Forse ha pagato il fatto che alla Fiorentina si giocava per lui, mentre alla Juventus non è mai stato così. Ora mi sembra più sereno, gioca più leggero, e si vede: sta andando bene. Quando ha fatto quel cross per il gol di Kelly contro il Borussia, sembrava voler dire: ‘Così si mettono i palloni in mezzo’. Ci sentiamo ancora, ci mandiamo spesso dei messaggi. È un bravo ragazzo, lo carico come facevo ai tempi della Ferrari: piedi per terra e avanti. Sono orgoglioso di vedere che molti giocatori presi in quel periodo stiano ancora facendo bene. Bremer, ad esempio, è fortissimo, anche se di poche parole. E poi Locatelli: un gobbo vero. Quando lo trattavamo con il Sassuolo, non voleva sapere di nessun’altra squadra. Solo la Juve. Trovare juventini così non è semplice.”

Sui rimpianti: “Ho dei rimpianti per i giovani lasciati andare, come Soulé, che a Roma sta facendo benissimo. E anche Fagioli. Erano tempi in cui i talenti erano pochi, ma ne avevamo tanti. Tudor? Mi piace, ma non parlo di tattica. Io sono un tifoso: voglio che gli attaccanti segnino e i difensori salvino. Lascio la tattica a chi ne sa più di me.”

Infine, sul caso plusvalenze: “La fine del caso plusvalenze è stata la fine di un incubo. È stato il riconoscimento della verità. Ma quella mattina, dopo la condanna sportiva, è stata dura: mia figlia è atterrata in Italia e mi ha visto su tutte le prime pagine come se fossi un criminale. Mi ha chiamato, scossa, chiedendomi cosa fosse successo. Non sapevo nemmeno come spiegarglielo. Quelle sensazioni non si dimenticano. Andrea Agnelli lo ha detto chiaramente: il patteggiamento non è un’ammissione di colpa. Le dimissioni del Consiglio? Non per ammettere colpe, ma per permettere alla Juve di difendersi meglio. Non tutti l’hanno capito. Ma la giustizia sportiva non può essere intoccabile rispetto a quella dello Stato. La giustizia, nello sport, deve essere anche giusta.”

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