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NewsJuventus, troppe domande e poche risposte: la gestione Tudor è rivedibile

venerdì 3 ottobre 2025 alle ore 22:33di Antonio Scaduto3 min di lettura

Juventus, troppe domande e poche risposte: la gestione Tudor è rivedibileAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutovenerdì 3 ottobre 2025 alle ore 22:33 · NewsAltre notizie

A cinque mesi dall’inizio della stagione, la Juventus sembra ancora alla ricerca di se stessa.
Non tanto nei risultati – altalenanti ma non disastrosi – quanto nel modo in cui li ottiene, o più spesso non li ottiene. La prestazione opaca contro il Villarreal in Europa ha evidenziato, in modo impietoso, tutti i limiti strutturali di una squadra che appare, sotto molti aspetti, incompiuta. E il nodo centrale, oggi, è uno solo: cosa sta costruendo realmente Igor Tudor? L’allenatore croato era stato chiamato per dare una scossa. Un tecnico energico, tatticamente flessibile, con una visione meno conservativa rispetto al suo predecessore (Motta lasciamolo perdere, durato troppo poco). Ma ad oggi, la sensazione è che Tudor stia faticando più del previsto a trasferire le sue idee in una squadra che si mostra disordinata, lenta, prevedibile. Le scelte di formazione sono spesso difficili da leggere. I cambi arrivano tardi, i reparti non dialogano, e alcuni giocatori sembrano utilizzati fuori ruolo o comunque in modo poco funzionale. Il problema non è l’intenzione – che può anche essere giusta – ma l’esecuzione, che risulta caotica. La Juventus non ha una fisionomia chiara e, più grave, non ha ancora un equilibrio. Il reparto offensivo è forse il dato più preoccupante. Numeri alla mano, la Juventus segna troppo poco rispetto al potenziale che ha in rosa. Jonathan David, Vlahović, Openda: tre attaccanti di caratura internazionale, costati complessivamente oltre 130 milioni. Eppure, nessuno dei tre è riuscito fin qui a imporsi come titolare fisso, né tantomeno a diventare decisivo. David ha avuto la sua occasione contro il Villarreal e l’ha sprecata malamente. Due palle-gol importanti, gestite con leggerezza e poca lucidità. Vlahović, pur entrando nel finale, ha offerto poco più di una presenza simbolica. La sua involuzione preoccupa: oggi appare svuotato, sia fisicamente che mentalmente. Openda, invece, continua a rimanere ai margini: pochi minuti, impatto quasi nullo. Questa situazione ha portato a un paradosso tecnico: la Juventus ha abbondanza in attacco, ma non ha un attaccante su cui fare reale affidamento. Il turnover sistematico, più che stimolare la concorrenza, sembra aver indebolito tutti. Come se non bastasse, la squadra continua a pagare anche sul fronte fisico. L’infortunio di Juan Cabal (lesione muscolare, stop previsto di circa 40-45 giorni) toglie a Tudor un’opzione preziosa soprattutto per l’equilibrio difensivo. Ma qui si apre un’altra riflessione: la gestione delle rotazioni e dei carichi di lavoro è davvero ottimale? O si sta già pagando qualcosa in termini di preparazione? La Juventus di Tudor è un gruppo ricco di individualità, ma povero di automatismi. E questo, alla lunga, è un problema più serio delle semplici difficoltà di un singolo giocatore. Il tempo degli esperimenti sta finendo: serve chiarezza nelle scelte, un impianto di gioco stabile, e soprattutto una maggiore capacità di lettura tattica da parte dell’allenatore. L’atteggiamento “di reazione”, quasi da underdog, non può funzionare in un club che ha l’obbligo storico di fare la partita, non subirla. Contro avversari di livello, come il Milan nel prossimo turno, questa Juventus rischia seriamente di andare in difficoltà se non cambia marcia – e in fretta. Non si tratta di bocciare definitivamente Tudor o di puntare il dito su singoli elementi. Ma è doveroso constatare che, a oggi, la Juventus non sta crescendo come ci si aspettava, e le responsabilità non sono più rimandabili. Se l’intento era costruire un nuovo ciclo, il progetto va indirizzato con fermezza. Altrimenti, si rischia di restare sospesi in quel limbo… per il sesto anno di fila!

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