CalciomercatoL’Avellino contro la moda del momento: meglio un giovane italiano che uno straniero qualsiasi
Antonio ScadutoQuante volte capita di sentire il solito ritornello: ma perché i club italiani non valorizzano i giovani di casa nostra, preferendo puntare su stranieri che spesso costano un occhio della testa senza garantire ritorni all’altezza? L’Avellino canta decisamente fuori dal coro. La strategia del direttore sportivo Mario Aiello è figlia di un certosino e profondo lavoro di semina: il portiere Martinelli dalla Fiorentina, il doppio colpo Moruzzi e Faticanti dalla Juventus, l’innesto a titolo definitivo del trequartista Di Maggio dall’Inter e l’imminente sbarco di Lulli dalla Roma per presidiare la fascia destra. Si tratta della naturale prosecuzione di un percorso impostato già la scorsa estate, con la differenza sostanziale che il consolidamento della categoria ha garantito ai lupi un’ulteriore forza propulsiva. C’è di più: l’Avellino sta investendo su profili futuribili (come Scotti e Della Rocca) che possiedono già i requisiti per la Serie B, a maggior ragione dopo una stagione vissuta da protagonisti in Serie C. Le parole sono belle, ma i fatti lo sono ancora di più. Il club biancoverde punta con forza sul made in Italy, inserendo queste scommesse all’interno di uno zoccolo duro che ha raggiunto i playoff solo pochi mesi fa e che ha tutta l’intenzione di recitare un ruolo di primissimo piano. Idealmente, questa squadra potrebbe allenarsi a Coverciano almeno una volta a settimana. Della serie: “Ai giovani di casa nostra noi ci crediamo davvero”.
Foto: sito Avellino
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