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NewsMalagò commissario della FIGC: la Giunta CONI approva la nomina

martedì 6 ottobre 2026 alle ore 13:48di Antonio Scaduto4 min di lettura

Malagò commissario della FIGC: la Giunta CONI approva la nominaAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutomartedì 6 ottobre 2026 alle ore 13:48 · NewsAltre notizie

Giovanni Malagò resta alla guida della FIGC, ma con un ruolo diverso. La Giunta nazionale del CONI ha approvato all’unanimità la sua nomina a commissario della Federcalcio, dopo l’accordo raggiunto in extremis con il presidente del Comitato olimpico, Luciano Buonfiglio. Si chiude così, almeno per il momento, il caso nato intorno alla sua elezione alla presidenza della FIGC. L’elezione di Malagò era stata messa in discussione per una presunta irregolarità legata al tesseramento preventivo alla Federazione al momento della candidatura. Il passaggio da presidente a commissario consente ora di garantire continuità alla gestione federale e, allo stesso tempo, di accompagnare la FIGC verso nuove elezioni. Il paradosso è evidente: Malagò lascia formalmente la presidenza, ma resta al comando della Federazione. E, salvo sorprese, si prepara a tornare candidato alla presidenza alle prossime elezioni, forte anche del 68,58% ottenuto nella precedente votazione.

La svolta è arrivata al termine del faccia a faccia tra Malagò e Buonfiglio, avvenuto nella tarda mattinata al Foro Italico. I due hanno raggiunto un’intesa sulla soluzione che permette di evitare uno scontro interno al CONI e, soprattutto, una votazione dagli esiti tutt’altro che scontati. Pochi minuti dopo la conclusione dell’incontro, la Giunta nazionale del CONI ha approvato all’unanimità la nomina di Malagò a commissario della FIGC. La scelta consente di superare il nodo giuridico senza interrompere la continuità della gestione federale. Malagò, decaduto dalla carica di presidente, assume infatti un incarico differente, conferito dal CONI attraverso una procedura distinta. Il punto centrale della vicenda è proprio questo. Il problema sollevato dal CONI riguarda la candidatura e l’elezione di Malagò alla presidenza della FIGC, in particolare l’assenza del tesseramento preventivo richiesto dall’ordinamento sportivo. La nomina a commissario segue invece un’altra procedura. Per questo le due posizioni non sono necessariamente incompatibili: il vizio contestato riguarda il percorso elettorale, mentre il commissariamento deriva da una decisione degli organi del CONI. La soluzione individuata permette quindi di superare temporaneamente la contestazione e di affidare a Malagò il compito di traghettare la Federazione verso nuove elezioni. Il commissariamento dovrebbe avere una durata limitata. L’obiettivo è arrivare a nuove elezioni nel giro di pochi mesi, probabilmente entro un termine massimo di tre mesi. La Lega Serie A ha già ribadito il proprio sostegno a Malagò. In questo scenario, l’ex presidente potrebbe presentarsi nuovamente come candidato, con una posizione di forza rispetto agli eventuali concorrenti. Si profila dunque una situazione singolare: Malagò viene dichiarato decaduto dalla presidenza, ma resta alla guida della FIGC come commissario e potrebbe tornare a essere presidente dopo le nuove elezioni.

Alla base dell’intera vicenda c’è la questione del tesseramento preventivo alla FIGC. Secondo i pareri legali richiesti dal CONI, Malagò avrebbe dovuto essere già tesserato al momento della presentazione della candidatura alla presidenza. La mancata iscrizione avrebbe quindi potuto configurare una violazione dell’ordinamento sportivo tale da mettere in discussione la validità della sua elezione. Sul tema si erano confrontati diversi giuristi incaricati dal CONI: Franco Gaetano Scoca, Alberto Angeletti, Massimo Coccia e Luigi Medugno. La FIGC, dal canto suo, aveva predisposto un proprio gruppo di esperti composto, tra gli altri, da Sabino Cassese, Bernardo Giorgio Mattarella, Saverio Ruperto, Antonio Nuzzo e Pietro Sirena.

Prima dell’accordo tra Malagò e Buonfiglio, il CONI aveva valutato concretamente l’ipotesi di commissariare la FIGC. La procedura prevedeva un primo passaggio in Giunta nazionale e successivamente la ratifica da parte del Consiglio nazionale straordinario del CONI, composto da 77 membri. Restavano inoltre da definire alcuni aspetti procedurali, tra cui le modalità di voto: palese secondo l’orientamento del CONI, segreto secondo la posizione sostenuta dalla FIGC. Il commissariamento avrebbe aperto anche un fronte giudiziario, con la Federazione pronta a contestare il provvedimento davanti al TAR. Sul piano internazionale, inoltre, sarebbe emerso un problema particolarmente delicato. FIFA e UEFA difendono infatti l’autonomia delle federazioni nazionali e considerano con estrema attenzione qualsiasi forma di interferenza esterna nella loro gestione. Uno scontro istituzionale avrebbe quindi potuto produrre conseguenze anche sul piano sportivo. La scelta di affidare il commissariamento allo stesso Malagò consente invece di ridurre drasticamente il livello di conflitto. Sullo sfondo resta anche il caso Diana Bianchedi, che il 30 settembre ha rassegnato le dimissioni da capo delegazione della Nazionale, a meno di due mesi dalla nomina. La decisione era arrivata dopo le perplessità espresse dal ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, sull’opportunità del suo doppio ruolo, tra vicepresidenza del CONI e incarico all’interno della Federazione. Con la nomina di Malagò a commissario, la FIGC prova ora a chiudere una fase di forte tensione istituzionale e a concentrarsi sulla prossima scadenza elettorale. La soluzione raggiunta oggi ha un elemento di evidente paradosso: Malagò non è più presidente della FIGC, ma continuerà a guidarla da commissario. E potrebbe tornare a essere presidente tra pochi mesi.

foto sito figc

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