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NewsMilan Futuro: dove l’incompetenza è diventata il cuore del progetto

sabato 17 maggio 2025 alle ore 23:41di Antonio Scaduto4 min di lettura

Milan Futuro: dove l’incompetenza è diventata il cuore del progettoAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutosabato 17 maggio 2025 alle ore 23:41 · NewsAltre notizie

La retrocessione in Serie D del Milan Futuro non è solo l’ennesimo scivolone di una stagione da dimenticare, ma una vera e propria apoteosi del disastro rossonero. Un capolavoro di imbarazzo che giunge proprio nel giorno in cui l’Under 19 di Federico Guidi, l’ultima isola felice di un mare in tempesta, ha conquistato l’accesso ai playoff in extremis. Ma, ironia della sorte, anche quella Primavera che pure aveva raggiunto la finale di Coppa Italia, persa contro il Cagliari, è stata una delusione, con una rosa troppo giovane per reggere l’urto di una stagione che ha visto affondare tutte le categorie, dalla prima squadra a quella femminile. Eppure, nonostante il mal di stagione, la dirigenza continua a restare ancorata alla sua inefficienza, come se nulla fosse accaduto. Parliamo ora del protagonista indiscusso di questa tragedia: Zlatan Ibrahimovic. Un giocatore leggendario, ma che, quando si è trattato di fare il dirigente, ha mostrato tutta la sua inadeguatezza. I suoi sogni di costruire una squadra sotto il marchio “Milan Futuro” si sono rivelati una grandissima illusione, un progetto da baraccone, mal gestito e peggio interpretato. Lo sappiamo tutti: il mercato estivo e quello di gennaio sono stati un bagno di sangue economico, con oltre 15 milioni di euro investiti in giocatori che, a parte sgonfiarsi come palloncini bucati, non hanno portato nulla di positivo. Un fallimento totale che mette in discussione l’intera visione strategica del club. E chi ne paga le conseguenze? Ovviamente, Ibra. Lui che doveva essere il capobranco, il guru della nuova era rossonera, si è trovato a esaminare le sue scelte fallimentari con una certa preoccupazione, consapevole che dovrà spiegare tutto a Gerry Cardinale, il patron di RedBird. Come si fa a giustificare una simile débâcle? È una domanda che rimarrà senza risposta. Ibra aveva convinto Cardinale che il Milan Futuro sarebbe dovuto diventare l’esempio di quello che Juventus e Atalanta avevano fatto, ossia un vivaio che alimenta la prima squadra. Ma la realtà è ben diversa. L’unico giocatore che può essere considerato un successo è Alex Jimenez, e forse, in parte, Davide Bartesaghi. Ma questi sono l’eccezione che conferma la regola. Perché gli altri? Liberali, che ha fatto il giro tra prima squadra, Primavera e Under 23, e il più clamoroso dei fallimenti: Francesco Camarda. Il golden boy, il “futuro” del Milan, è stato gettato nella mischia della C per fallire miseramente. Non ha raggiunto nemmeno le 25 presenze, quindi niente playout. Un talento bruciato. E chi se ne fa? Ibra, che avrebbe dovuto garantire una crescita, se ne va, lasciando dietro di sé un nulla cosmico. Poi c’è la famosa “caccia al capro espiatorio”. Abate, ex compagno di Ibra e conoscitore del mondo giovanile, è stato sacrificato perché non ha voluto favorire la carriera del figlio di Zlatan, Maximilian. Abate esce, entra Bonera, poi Oddo. Un balletto che dimostra quanto sia fragile il progetto. Nessuna stabilità, nessuna visione chiara. La verità è che, se Abate fosse rimasto, forse il Milan Futuro avrebbe avuto più chance di non cadere in questo abisso. Ma Ibrahimovic ha deciso altrimenti. E ora si trova a fare i conti con un fallimento che grida vendetta. E poi arriva Kirovski, il direttore sportivo scelto da Ibra, proveniente dal magico mondo della MLS, che ha il compito di risollevare le sorti di un club che già tremava. Risultato? Un disastro assoluto. Le sue scelte sono state, come dire, al limite del tragicomico. Non basta l’esperienza americana per gestire un settore giovanile italiano che ha le sue peculiarità e le sue leggi. Ma Ibra non lo sapeva, e ora paga. Sui giocatori acquistati come Camporese, Magrassi e Branca, potremmo scrivere un romanzo del genere “Investimenti sbagliati, come rovinarci la vita in sei mosse”. Hanno portato nulla di concreto, niente che possa giustificare quella pioggia di milioni buttati al vento. E adesso, cosa resta? Un futuro incerto, una Serie D da affrontare con una squadra che è fuori scala rispetto alla categoria, con un bilancio che rasenta il ridicolo, rispetto alle realtà più piccole ma comunque più solide.

Il “Milan Futuro” non esiste più. Anzi, forse non è mai esistito. L’unica certezza è che il presente è disastroso, e il futuro, se non cambia qualcosa drasticamente, è nero come la pece.

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