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NewsRadio Lotito, tengofamiglia e processi mediatici: la Lazio raccontata al contrario

lunedì 16 marzo 2026 alle ore 18:06di Antonio Scaduto3 min di lettura

Radio Lotito, tengofamiglia e processi mediatici: la Lazio raccontata al contrarioAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutolunedì 16 marzo 2026 alle ore 18:06 · NewsAltre notizie

Dopo anni passati a fare da scudo a una realtà sempre più surreale, oggi qualche “comunicatore” si scopre improvvisamente appassionato al toto-allenatore della Lazio. Come se bastasse lanciare due o tre nomi per fare informazione. Se questo è il livello, non siamo semplicemente scesi di piano: siamo finiti nello scantinato del giornalismo sportivo. Gli stessi che oggi si improvvisano analisti critici sono quelli che per dieci anni hanno accompagnato senza fiatare ogni scelta della gestione dell’attuale proprietà biancoceleste. Dieci anni di silenzi, di spalle larghe offerte al potere, di giustificazioni preventive. Mai una domanda scomoda. Mai un dubbio vero. Anzi: approvazioni quotidiane, mese dopo mese, stagione dopo stagione. Il coro è stato spesso accompagnato da un opinionista di vecchia gloria che in panchina ha lasciato soprattutto una lunga collezione di esoneri. Quando allenava era un problema tecnico; oggi si ricicla come oracolo mediatico, arrampicandosi su congiuntivi che non conosce e su analisi che non reggono. Il punto, però, non è la grammatica: è la sostanza. Perché mentre parla, dimostra di non aver compreso — neanche lontanamente — la gravità della situazione attuale della Lazio. O forse l’ha capita benissimo e fa finta di niente. Che è peggio. Perché alla vigilia di una partita c’è chi decide di discutere della prossima guida tecnica, come se fosse un gioco da bar. Come se non esistesse un allenatore sotto contratto fino al 2028. Come se il nodo vero — il rapporto ormai surreale, quasi inesistente, tra società e tifosi — fosse un dettaglio secondario. Lo sanno anche i bambini che prima si risolvono i problemi reali e poi si immaginano gli scenari futuri. Ma per fare questo servirebbe informarsi. Per esempio sulle condizioni che molti allenatori pongono prima di accettare una panchina: carta bianca sul mercato, autonomia tecnica, garanzie. Informarsi, appunto. Spesso la cosa più difficile. Cambiamo fascia oraria: dalla mattina al primo pomeriggio. La sensazione è che Radio Lotito — perché di questo ormai si tratta — dovrebbe prendersi una pausa. Magari chiudere per ferie insieme alla pattuglia dei “tengofamiglia”: quelli che recitano la parte degli equidistanti mentre in realtà hanno già scelto da che parte stare. Quelli che si presentano come paladini della libertà di pensiero ma poi indirizzano ogni discussione sempre nello stesso punto. Il bersaglio è sempre stato uno solo: Sarri. “Tanto noi siamo liberi”, ripetono. Certo. Ma la gente non è stupida. Quando per mesi si costruisce lo stesso racconto, quando ogni trasmissione segue la stessa linea, quando gli ospiti fissi — quasi tutti — ripetono lo stesso copione, non è pluralismo. È un’esecuzione mediatica. E ogni esecuzione ha sempre un mandante. Nel frattempo c’è chi parla di cavalli di Troia, chi distribuisce offese con leggerezza, chi evita accuratamente di criticare il Torino — guarda caso la propria casa calcistica — ma trova sempre il tempo per attaccare i tifosi degli altri. Un giochino facile. Troppo facile. Forse domani mattina Radio Lotito potrebbe davvero prendersi un giorno di riposo. Non tanto per riflettere — sarebbe chiedere troppo — ma almeno per smaltire. Perché dopo quello che si è visto ieri, il campionato della Lazio somiglia sempre di più a una stagione già archiviata. E a questo punto viene una domanda: la prossima volta qualche “tengofamiglia” sarà disposto ad aprire i cancelli di uno stadio che rischia di tornare deserto? È solo una proposta. Ieri sera, dopo Lazio-Milan, in conferenza stampa abbiamo assistito a una scena che dice molto più di mille editoriali: nel mezzo di una partita che aveva raccontato mille storie, un giornalista ha pensato bene di chiedere di Ratkov. Ecco il livello. Povero giornalismo italiano. Non tanto per le critiche che riceve — quelle fanno parte del mestiere — ma per la mediocrità con cui troppo spesso decide di raccontarsi da solo.

Foto: Instagram Lazio

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