NewsRoma, caos interno e rapporti incompatibili. Tra Gasperini, Massara e Ranieri salteranno almeno due teste
Antonio ScadutoPoteva evitarlo, doveva evitarlo, e invece Claudio Ranieri ha scelto di farlo, consapevolmente, pubblicamente, pesantemente, trasformando una situazione già fragile in un cortocircuito totale. Perché quella frase — “Gasperini è arrivato dopo tre no” — non è una leggerezza, non è una battuta sfuggita, è una dichiarazione chirurgica che colpisce dove fa più male: la credibilità. E quando sei chiamato a fare da garante, da figura istituzionale, da uomo che deve proteggere e stabilizzare, non puoi permetterti di diventare tu stesso il problema. Ranieri, l’uomo dell’equilibrio, ha perso l’equilibrio proprio nel momento in cui serviva lucidità, e nel farlo ha esposto Gian Piero Gasperini a una delegittimazione totale, pubblica, irreversibile. Perché nel calcio le parole pesano, ma certe parole distruggono, e dire a tutti che il tuo allenatore è una quarta scelta significa togliergli ossigeno ancora prima di iniziare davvero. Significa consegnarlo a uno spogliatoio che ascolta, valuta, giudica. Significa dirgli: parti già dietro, parti già senza protezione. E Gasperini, con il suo carattere, con il suo bisogno di controllo, con la sua struttura rigida, è l’ultimo allenatore al mondo che puoi permetterti di indebolire così. O lo sostieni, o lo perdi. Non esistono vie di mezzo. E infatti ora si sente tradito, isolato, circondato da diffidenza, incastrato in una situazione che non controlla e che non riconosce. Ma se Ranieri ha acceso la miccia, Frederic Massara è quello che ha lasciato la polveriera aperta, perché il vero grande problema della Roma è che non c’è mai stata una linea chiara. Il mercato è stato un compromesso continuo, una squadra costruita senza un’identità precisa, senza una visione forte, senza il coraggio di dire “questa è la direzione”. Non è la Roma di Gasperini, non è la Roma di Ranieri, è una terra di mezzo che nel calcio equivale al nulla. E in questo vuoto, Massara non ha inciso, non ha protetto, non ha imposto. È rimasto sullo sfondo mentre tutto si sgretolava, ed è forse questo l’errore più grave: l’assenza. Perché un direttore sportivo che non prende posizione, che non fa da scudo, che non crea connessione tra campo e società, diventa superfluo quando invece dovrebbe essere centrale. Il risultato è un triangolo che non è mai stato equilibrio ma solo tensione: Ranieri con una visione istituzionale ma ormai fuori tempo nei modi, Massara senza leadership reale, Gasperini troppo rigido per adattarsi a un contesto così confuso. Non è mai stata convivenza, era una tregua armata destinata a esplodere, e adesso è esplosa nel modo peggiore possibile, davanti a tutti. E allora la domanda non è più se qualcuno pagherà, ma chi pagherà per primo. Ranieri ha perso credibilità nel momento in cui ha parlato, Massara l’ha persa nel momento in cui è rimasto zitto, Gasperini rischia di perderla ogni settimana se resta in queste condizioni. Ma se bisogna fare un nome, quello più esposto oggi è proprio Massara, perché è il più sacrificabile, il meno protetto, quello senza un legame emotivo forte con l’ambiente, quello che doveva tenere insieme i pezzi e invece li ha lasciati cadere uno dopo l’altro. Attenzione però: tagliare lui senza risolvere il corto circuito creato da Ranieri sarebbe solo un’illusione, un modo per prendere tempo senza risolvere nulla. Perché qui il problema è più profondo: è una crisi di identità, di ruoli, di direzione. E quando una società perde tutto questo, non è più una squadra, è un contenitore vuoto. Ora tocca ai Friedkin, ma il tempo è finito, le attenuanti pure.
Foto sito Roma
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