CalciomercatoSancho, la trappola George e il rischio déjà-vu per la Roma
Antonio ScadutoJadon Sancho non è alla Roma (da giorni) per due motivi: non ha ancora dato il suo sì definitivo ed è prigioniero del suo agente, Emeka Obasi. Quattro giorni fa il Manchester United ha comunicato ufficialmente l’attivazione dell’opzione unilaterale di rinnovo fino al 2027, una mossa pensata per smontare la strategia dell’agente. Obasi, infatti, puntava a liberare Sancho ora – rinunciando a una parte degli emolumenti – per poi incassare molto di più a parametro zero. Un piano basato sulla convinzione che il club, ormai stufo della situazione, non avrebbe fatto scattare l’opzione. Ma lo United ha fatto esattamente il contrario. Con la Roma c’è un accordo: prestito con obbligo di riscatto. Tutto definito. Eppure Sancho non è arrivato. Nel frattempo si parla di George, altro assistito di Obasi. Ma prendere George ora, con queste modalità, sarebbe una vera vittoria per l’agente. È questo che vuole lui. George è un buon talento, nulla da dire, ma non è Sancho. Il cartellino costa di più, e qualunque direttore sportivo, fiutando la trappola, si sarebbe tenuto ben alla larga: così facendo si finisce solo per fare il gioco di chi li rappresenta. Per Gasperini, invece, Sancho rappresenta una priorità. Vuole un giocatore pronto, capace di accendere la manovra negli ultimi trenta metri. Non a caso, sabato scorso in diretta su Rai, aveva detto chiaramente: “Sancho non ha detto no” (ma neanche sì, come qualcuno ha raccontato). Una presa di posizione netta, in contrasto con quanto dichiarato poche ore prima da Massara che aveva liquidato l’operazione come una semplice suggestione. Ma se fosse stata davvero una suggestione, perché allora il ds della Roma è volato a Londra per incontrare l’agente? Perché insistere? E soprattutto: quale sarebbe stato il vantaggio di rilasciare dichiarazioni simili – a pochi minuti dall’esordio in campionato – rischiando di confondere ulteriormente un calciatore già coinvolto in una situazione intricata? Se parli di suggestione e poi ti presenti faccia a faccia con l’agente, allora non è più una suggestione. Che poi si riesca a chiudere o meno, è un altro discorso. Ma se alla fine si dovesse ripiegare su George – sempre assistito da Obasi – il finale sarebbe grottesco, quasi ingenuo. Anche perché la Roma arriva da un’altra vicenda poco edificante, il balletto Rios, finito come ben sappiamo. La nuova formula proposta per Sancho (prestito con obbligo di riscatto ma senza pagamento immediato del cartellino) potrebbe rappresentare un’occasione anche per quei club che fino a poche settimane fa, si erano tirati indietro per via dei costi. La Roma oggi ha un’intesa totale con il Manchester United, aspetta solo il sì definitivo di Sancho. Ma al contempo vive una situazione paradossale, con un direttore sportivo che, anziché mettere alle strette l’agente con un netto “dentro o fuori”, finisce per chiedergli… George.
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