NewsSarri: “Nel calcio moderno serve adattarsi, non si possono avere 25 giocatori perfetti per il proprio gioco. Nazionale? Tutte le componenti hanno le loro responsabilità, sarebbe inaudito mancare il terzo Mondiale di fila“
Antonio ScadutoDi seguito un altro estratto della lunga intervista di Maurizio Sarri concessa a Sportitalia.
La metodologia di Maurizio Sarri com’è cambiata?
“Uno parte da alcune idee, le sviluppa, poi fa alcuni passi indietro su altri aspetti. Nell’evoluzione di una persona è normale sviluppare delle idee e procedere in quel modo. Nel calcio attuale pensare di poter avere 25 giocatori adatti al proprio calcio sta diventando impossibile. Cambiare le rose sta diventando sempre più dispendioso, quindi bisogna aumentare la capacità di adattamento ai giocatori che si hanno a disposizione. Mi scappa da sorridere quando mi dicono: ‘Certe squadre che hai allenato dopo non giocano come il tuo Napoli’. Sarebbe controproducente, perché non ci sono più squadre con quelle caratteristiche di gioco. Mi sarebbe piaciuto ri-avere un altro Napoli, è il calcio che mi dà più soddisfazione e gusto. Ma se alleno Immobile non posso farlo giocare come Mertens, sono profili diversi. La mia esperienza alla Lazio non posso racchiuderla negli ultimi tre mesi che non sono andati bene. Ho fatto un secondo posto che è il risultato più importante degli ultimi 25 anni della storia del club”.
Ti sei fatto un’idea della situazione del movimento calcistico italiano?
“Qui stiamo parlando di Nazionale, che può essere un riflesso del movimento, perché al livello di club anche in campo internazionale abbiamo fatto bene. L’anno scorso secondi nel ranking europeo, quest’anno terzi. A livello di club il movimento sembra in crescita, poi in Nazionale ci sono altre problematiche. Sarebbe inaudito non andare al Mondiale, non è possibile mancare il terzo di fila. Sono tre gli allenatori andati in difficoltà nelle qualificazioni ai Mondiali, è difficile pensare che le colpe siano solo dei tecnici. C’è qualcosa, probabilmente, di più grande dell’allenatore. Tutte le componenti hanno le loro responsabilità, dagli allenatori delle giovanili sino a noi”.
Un consiglio a Gattuso?
“Di continuare a essere Rino Gattuso, sempre e comunque. Penso che un allenatore debba essere se stesso. Se sei te stesso e sei coerente, alla fine qualcosa trasmetti. Conosciamo il carattere di Rino, che a me piace e sta molto simpatico, spero continui a essere lo stesso, sia nei risultati positivi sia in quelli negativi. Spero faccia il Ringhio”.
Cosa resta, in eterno, nella metodologia dell’allenatore?
“Penso che le mie squadre, a livello di ordine, organizzazione e compattezza, siano abbastanza inquadrabili. Se si vede la mia squadra in campo, è facile identificarla in una mia squadra. La capacità di caratterizzazione penso sia una mia caratteristica. Poi si può discutere sul livello di spettacolarità, ma quello dipende dai tratti identitari di certi giocatori, soprattutto gli attaccanti, che vanno messi nelle condizioni di fare la cosa in cui sono più bravi. Ordine, compattezza e squadra corta sono i segni distintivi”.
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