NewsSpalletti: “Ci serve l’aiuto del pubblico, con loro diventiamo più forti. Yildiz mi ha detto ‘Io ci sono’. Di Gregorio? Bisogna accettare di essere disprezzati”
Antonio ScadutoL’allenatore della Juventus, Luciano Spalletti, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida di Champions League contro il Galatasaray.
Queste le sue parole: “Ci sono partite che non si giocano, si compongono, serve creare un contesto, serve la partecipazione dell’intero ambiente. Abbiamo bisogno degli occhi e del cuore dei nostri tifosi, tutte le volte che ho sentito partecipare il pubblico noi siamo diventati più forti. Bisogna creare un contesto in cui si può utilizzare più facilmente il gesto tecnico. Noi sappiamo che è un momento delicato, però questa volta chiediamo di starci vicino, perché così diventiamo più forti”.
Su Yildiz: “Per noi lui è già un leader anche se è molto giovane, è già un punto di riferimento, perché lo fa vedere nella serenità anche nei momenti difficili, quella facilità di andare a esplorare cose nuove anche quando tutto sembra difficile. Ha la caratteristica del leader, quello che salta l’uomo già di per sé, però lui caratterialmente ha fatto vedere nell’ultimo periodo la sua volontà di rimanere qui, e sono tutti segnali che portano a innalzarlo dal punto di vista della personalità e del riferimento. Lui vuole esserci perché ci tiene a giocarsi questa sfida, oggi l’allenamento l’ha fatto parziale, ma quando stava uscendo ha fatto la traiettoria di una curva per uscire e per dirmi ‘mister io ci sono’, questo dice tanto”.
Su Di Gregorio: “Noi in generale bisogna accettare di essere disprezzati, proprio come ruolo è fondamentale, per non dipendere dagli sguardi degli altri, per essere liberi. Comincia tutto da lì, questo fa la differenza, perché noi a livello di gruppo non diamo in pasto a nessuno a quelle che sono le considerazioni e le critiche degli altri, noi dividiamo tutto in parte uguali. Per cui, tutte le offese e le critiche che si fanno a un calciatore ognuno se ne prende una percentuale per dividerle, nel famoso salvadanaio in cui uno ci butta dentro tutto, sia bello sia brutto. E si divide, così diventa tutto più leggero. E questo si vede nel modo di scherzare dei ragazzi quando incontrano anche quello più preso di mira in quel momento lì. Anche perché il modo di ragionare è che io non lo devo far tirare, non devo perdere quella palla lì, si va tutti a ritroso a prenderci quelle che sono le responsabilità di quello che è successo. Perché prima del tiro in porta ne sono successe altre 2/3 di situazioni”.
Se il match con la Roma è il più importante, il tecnico ha dichiarato: “Queste due partite pesano allo stesso modo, sono tutte e due delle belle minacce. Ma sono altrettanto delle belle sfide, per cui io tutte le sere quando vado a letto, saluto la giornata che ho trascorso, saluto il passato e comincio a pensare a quello che devo fare il giorno dopo, perché è con quello che andrò nel mio futuro. Chiaro che poi ci sono giornate che ti costringono a stare male anche il giorno dopo, però è da lì che io costruisco qualcosa che mi farà piacere vivere, divertire. E ora si pensa a questa partita qui, che è una sfida difficile, però noi insieme al nostro pubblico, che sono convinto che parteciperà a tutte le situazioni che scorreranno in campo, proveremo a fare di tutto. Come dicono loro ‘Fino alla fine’. Noi non dobbiamo diventare qualcosa di diverso, dobbiamo essere una versione più profonda e più solida di noi stessi, di quello che abbiamo fatto vedere ultimamente, dobbiamo avere la capacità di restare squadra, mentre sarebbe più facile diventare 11 individui, ma noi questo errore non lo faremo, perché sappiamo che valore ha questa squadra quando giochiamo tutti insieme. Ci serve compattezza, unità, profondità del concetto di squadra per ribaltare questa partita. Si fa facendogli vedere che poi quello che siamo in questo momento non assomiglia molto alla verità di chi siamo noi, di che cosa abbiamo fatto vedere di chi siamo noi, perché le valutazioni vanno fatte con le facili statistiche, dove a volte sono un indizio e non un giudizio, perché chi le usa come se fossero qualcosa di terminale le usa male, perché poi i conti si tirano in fondo di tutto. Quello che per me diventa fondamentale è ricordarci chi siamo, ricordarci di fare sempre appello a noi stessi e all’aiuto che ci darà il nostro pubblico domani sera. Non dobbiamo pensare a dover fare 3 gol, anche se la verità è quella, ma noi dobbiamo pensare di fare 1 gol, perché poi gli scenari cambiano, le energie cambiano e tutto si autoalimenta e si coinvolge, diventa un po’ una dinamo. Ne abbiamo già parlato stamane, dopo la brutta partita con il Como, nell’analisi della partita con il Como che abbiamo perso meritatamente nel senso che il Como l’ha vinta meritatamente ed è veramente l’unica partita in cui si può andare a dire qualcosa a questi ragazzi. Poi, per quanto riguarda le altre, sono disponibile a parlarne fino a stasera alle otto”.
Su Bremer e Kostic: “Bremer sarà convocato e può essere usato nella partita. E anche lui fa parte di quella pasta lì, pasta bianconera anche lui. Kostic sicuramente ha la sua possibilità di far vedere… non gli ho dato molto spazio e questo mi dispiace, perché poi alle volte ti ritrovi a fare delle scelte e ci sono cose che condizionano, però il ragazzo ha un valore come uomo, come professionista, come appartenenza a questi colori e a questo club, ha una fucilata di sinistro che ci ha già fatto vedere e siamo in lotta per meglio sinistra lui e meglio destra io per riuscire a usare al meglio questa bastonata che ha. Prima o poi sarà messo nelle condizioni di esprimere quello che è il suo valore”.
Quanto ci credono i giocatori: “Non è che si possa inventare qualcosa dal niente e trovarsi qualcosa di diverso. La via d’uscita è sempre essere noi stessi fino in fondo, io ti faccio vedere quello che tu hai fatto fino a questo momento qui, perché poi quello che si diceva prima è che a volte non si può piacere a tutti e a volte si fanno delle scelte che non vengono condivise, però è quello che decido io di che spazio avere di quella cosa o quell’altra e bisogna essere credibili quando si va poi a stimolare una presa di coscienza o di posizione della squadra. Per me diventa facile andare a fare vedere o far rivisitare mentalmente quei momenti o quelle partite vissute insieme, è un giochino da fare in maniera corretta, senza voler diventare gli spaventatori professionisti o senza dover sentire quelli che fanno statistiche perché vogliono buttare all’aria tutto quello che hai fatto. In questo periodo ci sono stati episodi, ma c’è anche prima un bellissimo periodo che lasciava pensare a soluzioni ancora più belle, ma poi si sono fatti passi indietro. Ci sono stati degli episodi, il calcio è uno sport in cui c’è poco punteggio e spesso viene condizionato da degli episodi, però per quanto mi riguarda entro dentro la statistica la partita di Cagliari, quella con il Lecce, ma io devo allenare la possibilità di creare più episodi possibili a favore. Io debbo allenare quello e noi quello lo abbiamo fatto, anche in partite in cui non abbiamo portato a casa il risultato, noi ci siamo comportati come volevamo. Questo ci deve far sentire più tranquilli e più sereni nel giocarsi tutte le nostre possibilità, anche se sono poche. Domani si va per la sostanza, per le cose vere, per le cose reali, non per le cose fumose che poi diventa impossibile andarle ad acchiappare. Noi abbiamo fatto vedere che in tante partite abbiamo creato le possibilità per un risultato importante. Però vi vedo in di più anche voi stasera, per cui siamo tutti di più anche domani: è lo scenario in cui ci sarà ancora più riflesso, ancora più cassa di risonanza e ce la vogliamo giocare bene”.
Come si rimontano tre gol: “L’ho detto ora, nel senso che si va a fargli vedere quello che loro hanno già fatto, si va ad usare tutto il percorso per evidenziare che noi in realtà non siamo quelli che stanno facendo quello che è la proposta di adesso, siamo anche quelli della proposta di un mese fa. Come abbiamo condotto partite dove siamo stati di là per 65 minuti, esibendo un calcio di qualità, di adattabilità di quello che l’imprevisto di mette davanti, fatto anche di individualità che hanno fatto vedere, per cui l’ho detto prima, si tratta di andare in profondità ad essere ancora una volta più noi stessi, ancora più bravi di quello che abbiamo fatto vedere. Perché non ce la può risolvere un solo giocatore, si risolve a livello di squadra. Noi vogliamo tentare di fare due effetti che poi ti danno ancora più energia, ma poi è attraverso la sostanza, la non arroganza, la non spocchia. Bisogna essere veri, bisogna essere quello che siamo nella realtà, che siamo nel nostro contesto di squadra, nel nostro contesto famigliare, di essere persone per bene, credibili. Domani noi non vivremo un sogno, noi domani vivremo una situazione che ci siamo guadagnati, noi ce la siamo meritata, per cui ce la dobbiamo giocare andando a ricordare tutte quelle fatiche fatte per arrivare qui. Non ci è stata data la possibilità d’ufficio per giocare nella Juventus, c’è stato un percorso che ha portato le persone a credere che noi siamo fatti per questo livello qui, e domani è un premio per l’impegno messo per farci apprezzare ed essere qui, è una cosa che ci siamo meritati. E questo premio ce lo dobbiamo giocare in campo”.
Foto: x juventus
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