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NewsPetagna: “Ero solo e depresso, sono rinato grazie a mio figlio”

venerdì 20 febbraio 2026 alle ore 10:03di Antonio Scaduto3 min di lettura

Petagna: “Ero solo e depresso, sono rinato grazie a mio figlio”Antonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutovenerdì 20 febbraio 2026 alle ore 10:03 · NewsAltre notizie

Andrea Petagna, attaccante del Monza, ha rilasciato un’intervista a La Gazzetta dello Sport, toccando diversi temi.

Le sue parole: “Sono stati un anno e mezzo durissimi. La malattia di mio figlio, la separazione dalla mia compagna. Ho fatto fatica a restare concentrato sul mio lavoro. Nessuno mi è stato vicino. A Milano ho un solo amico, tutti gli altri sono spariti, anche quelli che per anni mi sono girati attorno. Io stavo male. Tutto è cominciato da una polmonite, sono stato due mesi senza allenarmi, sempre a casa da solo. E senza poter vedere mio figlio. Sono andato da uno psicologo, mi è servito. Oggi sono un uomo maturo e sono veramente felice. Sono stato forte. Dico grazie a me stesso, sono cresciuto tanto. L’anno più nero. Ero triste e negativo, arrabbiato perché non mi facevano giocare. Non stavo bene, ok, ma in A ho fatto 49 gol e volevo arrivare a 50. Ho rosicato, ma lo prenoto per l’anno prossimo. I primi sono stati i tifosi. L’anno scorso dopo le partite restavo in campo ad allenarmi, prendendo fischi e insulti: in estate, alla presentazione, mi hanno invece applaudito e mi ha fatto piacere. In estate sono stato dal Prof in Toscana e in Sardegna a fare un lavoro specifico che mi ha rigenerato. Dal primo giorno di ritiro lo staff ha cominciato a dire che ero quello che serviva: volevo riscattarmi e mi sono allenato più di tutti. Questa squadra vuole vincere e ho avuto ragione: grazie alla società che mi ha tenuto. E quando mi sono fermato dieci giorni, il ds Burdisso mi ha mandato un messaggio bellissimo: sono tornato ancora più carico. Il primo con la Juve Stabia mi ha sbloccato. È stato un segno del destino: per la prima volta ho potuto dormire con mio figlio e due giorni dopo ho segnato. Dopo la separazione Leo stava con la mamma, il giudice aveva stabilito che per due anni non potevo vederlo, ma abbiamo trovato un accordo ed è stata la svolta. Non mi ha mai dato fastidio, ho sempre sorriso. Sono uscite tante cose non vere su di me, ma non mi ha mai pesato, sono sempre stato concentrato sul lavoro. Il mio fisico è sempre uguale, ma quando gioco sto sicuramente meglio. L’anno scorso non giocando mi ero ingrossato. Adesso sto come ai tempi dell’Atalanta. Non dovevo andar via dal Napoli. Avevo fatto 70 partite con due infortuni, lì stavo bene, e l’anno dopo ha vinto lo scudetto. Di testa, sì. Uscivo dal Milan, ero considerato un futuro campione e c’erano tante aspettative su di me. Ma io non mi consideravo così, pensavo solo a fare le mie esperienze. Il gol di Atalanta-Napoli 1-0: penso di aver salvato la panchina a Gasperini. Da lì forse è partito il suo ciclo. Gli ho mandato un messaggio quando ha vinto l’Europa League e mi ha risposto: ‘Grazie, tutto è cominciato con un tuo gol’. Fantastico. Un’emozione così grande che il ricordo non è nitido. Quasi non ero a mio agio. Credo fosse anche l’esordio di Cristante, mio grande amico. No… Ci penserà Pio, mi piace molto per la cattiveria e i movimenti: un grandissimo giocatore. La ricordavo più tosta fisicamente. Oggi è più giovane e meno fisica, e a me piaceva di più prima. Il Monza è fatto di giocatori di Serie A e a volte la presunzione può fregarti, ti senti più forte degli altri e la paghi. Serve umiltà, il mister lavora da sempre su questo: se gli attaccanti non corrono, non vinciamo. L’abbiamo capito, è la base per i successi. Sì, spesso siamo andati sotto per approcci superficiali. Però quasi sempre abbiamo avuto la forza per ribaltare le partite. In B la linea è sottile tra vincere e perdere, noi abbiamo dimostrato di avere il carattere giusto: con l’umiltà e le qualità dei singoli dobbiamo fare la differenza. Possibile, ma poi non bisogna più perdere punti come a Chiavari. La B è strana, ma divertente per questo.”

Foto: Instagram Monza

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