NewsTorino, Petrachi torna e spegne il vuoto pneumatico
Antonio ScadutoC’era una volta Davide Vagnati, direttore tecnico per oltre cinque anni e maestro del “vorrei ma non posso”. Sotto la sua gestione, il Torino ha navigato costantemente tra la mediocrità e l’anonimato, trasformando ogni mercato in un gioco a premi… con premi che non arrivavano mai. Se fosse esistito un Nobel per le incompiute, Vagnati avrebbe probabilmente una teca piena di medaglie. Bonifazi alla Spal da 12 milioni? Una scelta che sembrava brillante sulla carta, ma che alla prova dei fatti fece più danni che regali. Ngonge e Asllani? Acquisti estivi che hanno vissuto meno in campo che sulle chiacchiere mediatiche. Insomma, il Torino sotto Vagnati era come un’orchestra senza direttore: qualcuno suonava, ma nessuno seguiva la partitura. Petrachi torna a Torino con l’aria di chi conosce ogni angolo della casa e sa dove mettere le mani. Gli arrivi di Matteo Prati e Filippo Marianucci non sono lanciati a caso, ma studiano la partita prima di entrare. Sandro Kulenović porta gol e fiuto, Rafael Obrador potrebbe rivelarsi la vera sorpresa sulla fascia. Petrachi, a differenza del suo predecessore, non compra per il gusto di avere nomi nuovi: compra per cambiare il Torino, non per riempire una bacheca di annunci mediatici. Ngonge e Asllani salutano senza drammi: non c’è rimpianto, perché non c’era mai stata sostanza. Petrachi fa piazza pulita dove serve, mentre Vagnati lasciava cartellini di incompiute e polemiche leggere come coriandoli. Non una rivoluzione fragorosa, ma una ricostruzione intelligente. Petrachi non promette miracoli: mette ordine, costruisce valore, e soprattutto restituisce al Torino un po’ di dignità, laddove Vagnati aveva lasciato solo tappeti stesi senza critiche e un odore persistente di nulla apparente.
Foto: sito Torino
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