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NewsTuchel? Un folle. L’esonero sarebbe il minimo

giovedì 16 luglio 2026 alle ore 16:48di Antonio Scaduto3 min di lettura

Tuchel? Un folle. L’esonero sarebbe il minimoAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutogiovedì 16 luglio 2026 alle ore 16:48 · NewsAltre notizie

La storia del calcio è piena zeppa di allenatori che hanno fatto disastri. Abbiamo visto di tutto: campagne acquisti folli da centinaia di milioni di sterline per poi lasciare i campioni a marcire in panchina, talenti purissimi snaturati e inventati fuori ruolo, nazionali ridotte a esperimenti cervotici per inseguire fantasmi tattici del passato invece di guardare al presente. Ma quello che Thomas Tuchel ha combinato nella semifinale mondiale contro l’Argentina supera i confini del semplice errore di percorso. È un’opera di auto-sabotaggio scientifico, il manuale perfetto su come disintegrare, in diretta planetaria, il sogno di una generazione di fenomeni e le speranze di un intero popolo. ​Il delitto tattico si consuma al minuto cinquantacinque, subito dopo il gol del vantaggio firmato da Gordon. Da quel preciso istante, Tuchel decide – per deliberata e inspiegabile scelta – di smettere di giocare a calcio. L’Inghilterra si è letteralmente murata viva nella propria area di rigore con una linea a cinque difensori, limitandosi a respingere la tempesta di cross con cui l’Argentina ha inevitabilmente iniziato a bombardare la trequarti inglese. Una scelta che definire anacronistica è un complimento generoso. È una follia pura per almeno tre ragioni macroscopiche. In primo luogo, pensare di difendere un uno a zero per quasi quaranta minuti senza mezza transizione offensiva, senza un’idea di alleggerimento nel calcio contemporaneo, è un suicidio assistito. Non siamo negli anni Sessanta, quando i ritmi blandi permettevano l’assedio passivo. Oggi, se subisci cinque cross in area ogni tre minuti, il gol lo prendi per forza d’inerzia: è matematica, non sfortuna. In secondo luogo, se anche la squadra fosse stata visibilmente in debito di ossigeno, la soluzione logica era a portata di sguardo, seduta di fianco a lui. Tuchel aveva a disposizione una panchina illegale per qualità e freschezza, eppure, mentre la squadra affogava, ha inserito Konsa e Burn lasciando a guardare Eze, Saka e Madueke. Un insulto al buonsenso e al talento calcistico. Infine, c’è la sfida presuntuosa alla legge dei grandi numeri. Tuchel si è illuso che la fortuna potesse essere eterna dopo che contro il Messico e contro la Norvegia l’Inghilterra era già scampata al disastro con lo stesso identico copione speculativo. Le parole rabbiose di Jude Bellingham dopo la partita con la Norvegia non erano speculazioni della stampa o futili bisticci da spogliatoio, ma l’urlo d’aiuto di un fuoriclasse costretto a subire una regressione tattica medievale pur avendo tra le mani una delle rose più forti del pianeta. ​Se esistesse un sismografo per i fallimenti dei commissari tecnici, la prestazione strategica di Tuchel registrerebbe un devastante nove e mezzo della scala Richter. Si può perdere una semifinale mondiale, si può uscire contro l’Argentina di Messi, ma non così, non consegnando le armi e umiliando la natura profonda di una squadra nata per aggredire e dominare il campo. Cosa dovrebbe fare ora la Football Association se non licenziare in tronco, in questo preciso istante, Thomas Tuchel? Un esonero immediato non sarebbe solo un atto di giustizia sportiva per salvare il futuro di questa Nazionale, ma un segnale culturale necessario per tutto il movimento calcistico: chi rinuncia a proporre gioco, chi si nasconde dietro la paura e specula sul talento dei propri giocatori, oggi merita di perdere e di essere cacciato. Oggi e per sempre, Thomas Tuchel in terra inglese sarà ricordato unicamente come l’uomo del disastro.

foto: Fa

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