NewsLorenzo Insigne: “Lasciare Napoli non è stato semplice, ma dopo 12 anni era giusto cambiare. Il più grande rimpianto? Non vincere con Svezia e Macedonia del Nord”
Antonio ScadutoLorenzo Insigne, attaccante del Pescara, ha rilasciato un’intervista alle colonne de La Gazzetta dello Sport, toccando diversi temi e rispolverando alcuni aneddoti della sua carriera.
Queste le sue parole: “A Toronto calcisticamente non è andata come volevo. Professionalmente mi aspettavo un calcio diverso: ho avuto qualche problema fisico e non hanno conosciuto il vero Insigne. Non siamo stati bravi a creare una squadra competitiva e le colpe sono ricadute su di me che ero il più pagato. Ma come esperienza di vita è stato fantastica. Siamo tornati e ai miei figli, ora sono tre, sono mancati tanto gli amici e la scuola di Toronto.”
Sul lasciare Napoli: “Lasciando Napoli ho perso tanto: avrei potuto rinnovare, rincorrere lo scudetto e restare in Nazionale. Però dopo dodici anni era giusto cambiare, anche se andar via non è stato semplice. Non do colpe a nessuno, però andar via non è stato facile.”
Sulle soddisfazioni a Napoli e in Nazionale: “A Napoli e in Nazionale qualche soddisfazione me la sono tolta: la mia vittoria è stata giocare dodici anni nel Napoli e farlo da capitano. Quando sono andato via ho chiamato subito Roberto Mancini e mi disse che se fossimo andati al Mondiale avrei fatto parte del gruppo.”
Sugli errori e rimpianti: “Non vincere le partite con Svezia e Macedonia del Nord mi ha lasciato il segno e non so quando quel pensiero se ne andrà. Di sicuro non sono invidioso: la mia vittoria è stata giocare a Napoli e fare il capitano. Lo scudetto che più mi dispiace non aver vinto? Quello l’anno dei 91 punti con Sarri. Di sicuro la panchina in alcune partite internazionali ha lasciato il segno, ma mai guardare indietro.”
Sul ritorno a Pescara e il presente: “Oggi però voglio guardare avanti: mi sto divertendo tantissimo a Pescara, ho voluto chiudere il cerchio dopo quattordici anni e fare questo miracolo con la squadra. Altre squadre di B mi hanno cercato, ma in questa categoria sarei venuto solo a Pescara. Ho segnato due gol e stiamo facendo una rimonta emozionante: vedo altre squadre e mi chiedo come facciamo a essere ultimi. Faccio capire ai ragazzi di continuare così e di crederci, senza rimpianti.”
Ruolo e leadership a Pescara: “A Pescara faccio un ruolo nuovo, il trequartista dietro le punte libero di fare ciò che voglio. Mi risparmia un po’ di fatica in fase difensiva, però devo dare l’esempio alla squadra: se un giovane vede Insigne che pressa e corre, fa il doppio. Si vede che qualcosa di buono l’ho fatto come leader. È stata una fortuna trovare ragazzi umili e disponibili. Non dovessero imparare tanto, non starebbero in B.”
Nazionale e rapporto con Gattuso: “Io ricordo anche che non ho mai detto basta alla Nazionale: con Gennaro Gattuso ci sentiamo quasi ogni giorno, lui sa le mie qualità e la mia disponibilità e farà la scelta migliore. Certo, se ci salviamo con il Pescara e faccio il Mondiale, poi posso smettere! Scherzo eh…”
Riferimenti e modelli: “Quando ero giovane il mio riferimento è stato Zeman, per quanto ha creduto in me. Non smetterò mai di ringraziarlo. Mi è capitato di non sposare al 100% le idee di un allenatore, con lui no.”
Famiglia e vita privata: “Un mese fa, Avellino-Pescara 0-1, io in panchina e mio fratello Roberto nell’altra squadra: alla fine l’ho abbracciato, i loro tifosi li contestavano e gli ho dato forza. Al Napoli qualche partita insieme l’avevamo fatta, quando era a Benevento avevamo giocato contro: siamo tornati indietro di qualche anno e ho capito di essere diventato vecchio!”
Gol e il Tiraggiro: “Domenica ho segnato il gol n.150. Il primo in A contro il Parma al San Paolo come si scorda? Poi quelli all’Europeo, al Bernabeu, o al Dortmund su punizione. Il Tiraggiro è sempre caldo. Più mi diverto e vado in fiducia, più vengono naturali le cose. Diciamo che è maturo…”
Foto: Instagram Insigne
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