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NewsYildiz non basta più: la Juve è sterile e prevedibile

lunedì 6 ottobre 2025 alle ore 19:32di Antonio Scaduto2 min di lettura

Yildiz non basta più: la Juve è sterile e prevedibileAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutolunedì 6 ottobre 2025 alle ore 19:32 · NewsAltre notizie

Una Juventus che non morde, non punge, non sorprende. I segnali visti contro il Milan sono la conferma di un problema che non nasce oggi, ma che si è trascinato con ostinazione dalla scorsa stagione: l’incapacità di crescere in continuità, gioco e identità. Dopo un avvio di campionato che aveva illuso molti, la squadra di Igor Tudor sta mostrando i limiti strutturali di un progetto ancora in fase embrionale, in cui la prestazione stenta a tradursi in risultati. Contro il Milan è arrivato l’ennesimo pareggio, l’ennesimo mezzo passo falso di un gruppo che dà la sensazione di vivere sospeso tra ciò che vorrebbe essere e ciò che riesce davvero a esprimere. Il primo tempo solido, ma sterile, ha lasciato spazio a una ripresa confusa, segnata più dalla stanchezza che dalle idee. Ma il vero nodo sta in mezzo al campo, dove la Juventus continua a pagare dazio. Il centrocampo resta, senza troppi giri di parole, il reparto più debole. Kenan Yildiz è ormai l’unica luce in grado di accendere la manovra offensiva, ma un diciannovenne non può reggere da solo il peso creativo e tattico di un’intera squadra. Locatelli continua a mostrare timidi segnali di crescita, ma la distanza da certi riferimenti europei è ancora abissale. Dove Milan e Napoli possono contare su Modric e De Bruyne, la Juve sembra costretta a navigare a vista con interpreti che faticano anche solo a garantire ordine e pulizia. Il problema, però, non si esaurisce al centro del campo. La sterilità offensiva è ormai un marchio di fabbrica: la Juventus crea poco, finalizza meno, e vive dei guizzi dei singoli o degli errori altrui. Il passaggio al 3-5-2, tentato a gara in corso, ha prodotto qualche fiammata ma nulla che facesse davvero pensare a una svolta. A preoccupare, più che il risultato, è la qualità delle prestazioni. Ogni partita sembra il fotogramma di un film già visto: ritmo intermittente, manovra prevedibile, difficoltà nel trovare linee di passaggio pulite e – soprattutto – un senso di fragilità latente che accompagna la squadra per tutti i novanta minuti. È come se la Juve si spegnesse lentamente, in ogni partita, lasciando evaporare quella voglia di dominare che, una volta, era marchio di fabbrica. A peggiorare il quadro ci sono le prove sottotono di alcuni uomini chiave. Koopmeiners, ad esempio, continua a essere un corpo estraneo al progetto. Chiamato a fare la differenza, si è trasformato in un ingranaggio che frena più che accelerare. La mancanza di un’alternativa di livello rende la sua involuzione un problema serio, con poche soluzioni concrete nell’immediato. Tudor, dal canto suo, ci mette grinta, personalità e identità bianconera. Ma non basta. Perché quando il campo chiede qualcosa in più, la Juventus non risponde. Ed è lì che l’allenatore dovrà intervenire, e in fretta. Con un mercato ancora lontano, servirà trovare soluzioni interne: nuove geometrie, nuovi interpreti, o magari anche una revisione del sistema di gioco.


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