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AltroCompetenza e visione: il trionfo del Bologna parte dagli uomini giusti

giovedì 15 maggio 2025 alle ore 01:44di Antonio Scaduto3 min di lettura

Competenza e visione: il trionfo del Bologna parte dagli uomini giustiAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutogiovedì 15 maggio 2025 alle ore 01:44 · AltroAltre notizie

Dopo oltre mezzo secolo di attese, speranze e delusioni, il Bologna è tornato a stringere un trofeo tra le mani. Una vittoria che sa di rinascita, il punto più alto di un percorso iniziato anni fa, tra cadute dolorose e ripartenze coraggiose, costruito con pazienza e visione da chi ha creduto in un progetto che oggi raccoglie i suoi frutti. In prima fila ci sono loro, gli architetti silenziosi di questa impresa: Giovanni Sartori e Marco Di Vaio. Il primo, uno dei direttori sportivi più brillanti del panorama italiano, ha portato con sé competenza e fiuto, sapendo innestare talento e personalità in una squadra che doveva ritrovare sé stessa. Accanto a lui, Di Vaio: ex bandiera diventata dirigente, cresciuto passo dopo passo in quel ruolo, fino a trovare una sua cifra stilistica, fatta di equilibrio e intuizione. Insieme sono la sintesi perfetta del nuovo Bologna: ambizioso, solido, credibile. Una coppia ben assortita, scelta con intelligenza e coraggio da chi ha messo la faccia in tempi non semplici. Joey Saputo, il presidente venuto da oltreoceano, non ha avuto un avvio idilliaco. Qualche contestazione, decisioni discutibili, e l’impressione iniziale di un progetto senza direzione. E invece, nel tempo, ha saputo trasformare i dubbi in fiducia, i fischi in applausi. Non si è mai arreso, ha continuato a investire, a credere, a pianificare. Al suo fianco Claudio Fenucci, mente manageriale di valore, che ha saputo far combaciare visione sportiva e sostenibilità economica. Insieme hanno costruito una macchina quasi perfetta, che ora corre più veloce della storia. Ma ogni grande impresa ha bisogno di un condottiero. Vincenzo Italiano lo è stato. Arrivato a Bologna con la pesante eredità di Thiago Motta sulle spalle, ha saputo trasformare il peso in motivazione, il confronto in sfida personale. E l’ha vinta. Perché, al di là della Champions che ancora balla tra i risultati delle ultime giornate, la realtà è che nessun tifoso rossoblù oggi cambierebbe questo allenatore con il precedente. Vincere un trofeo – quello vero, che si tocca, che si alza, che entra negli almanacchi – conta più di ogni piazzamento. Italiano lo sa, e lo sapeva anche quando il percorso è partito in salita. Reduce da tre finali perse con la Fiorentina, aveva un conto aperto con la sorte. A Bologna ha avuto il suo riscatto. Ma non si è dimenticato da dove viene. E così, nel momento più alto, ha scelto di abbassare lo sguardo e dedicarlo a chi non c’è più: Joe Barone. Un gesto profondo, umano, autentico. Non comune, soprattutto quando l’adrenalina ti spinge a urlare e festeggiare. E tra qualche giorno tornerà proprio lì, in quello stadio che lo ha visto crescere e affermarsi, ma che ora potrebbe accoglierlo con freddezza, quasi con rancore. Sarà l’ex a cui si è voluto bene, ma con cui non è finita nel modo giusto. Fa parte del gioco. Eppure, tutto questo è secondario. Perché Vincenzo Italiano ha scritto una pagina destinata a restare, incidendo il suo nome non solo nella storia recente del Bologna, ma in quella del calcio italiano. Una storia fatta di uomini, idee, errori e riscatti. Ma soprattutto, di un trofeo che mancava da 51 anni. E ora è di nuovo a casa.

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