AltroDa “Lelly Kelly” a “muro invalicabile”: la metamorfosi che ha zittito gli esteti del pregiudizio
Antonio ScadutoDa oggetto misterioso a colonna portante. L’epopea di Lloyd Kelly alla Juventus, volendo cedere alla tentazione della sintesi, si potrebbe riassumere così. L’inglese sbarcò a Torino nel gennaio 2025 (esattamente un anno fa) in una Juve privata di certezze e con un Thiago Motta che iniziava a sentire i primi scricchiolii della panchina. Il malumore del tifo, per quanto comprensibile, ha agito come una zavorra: d’altronde, la componente psicologica sposta gli equilibri quanto un tackle riuscito. A complicare il quadro c’era la narrazione dei “soliti noti”: Kelly era l’acquisto d’emergenza per sostituire Danilo, mentre l’ex Huijsen incantava la Premier. Aggiungiamoci l’etichetta di difensore più costoso di sempre nel mercato invernale della Serie A e quella maglia numero 6 che, alla Vecchia Signora, ha il peso specifico del piombo. Eppure, per chi lo definiva “scarso” con troppa fretta, la realtà ha presentato il conto. L’avvento di Luciano Spalletti e il ritorno di Bremer sono stati gli assist decisivi per la sua fioritura. Il tecnico di Certaldo lo ha scolpito, rendendolo efficace sia come braccetto di sinistra nella difesa a tre, sia come centrale puro nella linea a quattro. Gli ha cucito addosso compiti sartoriali, liberandolo, grazie alla presenza di Gleison, dalle responsabilità di marcatura più logoranti. Risultato? Kelly oggi è un difensore sicuro, feroce nei contrasti, chirurgico negli anticipi e vitale in fase di costruzione. Con quelle sgroppate palla al piede che, a tratti, evocano il fantasma glorioso di un certo Giorgio Chiellini. Chiedere referenze, per informazioni, ad Antonio Conte o a José Mourinho. Lo Special One, allo Stadium con il suo Benfica, ha visto svanire il vantaggio su un’occasione colossale (rigore escluso) proprio sotto i colpi di Kelly, capace di blindare la porta di Di Gregorio con un intervento che vale quanto un gol. È stato però nel 3-0 rifilato al Napoli che si è toccato l’apice: una prestazione immacolata, zero sbavature e porta inviolata. I tifosi, sempre rapidi nel cambiare rotta, se ne sono accorti. Se un tempo i social erano il tribunale dei paragoni impietosi con Huijsen — che nel frattempo a Madrid sta conoscendo l’inverno del dissenso — oggi la cronologia è una sfilza di lodi. Fa sorridere, oggi, ripensare a chi lo aveva ribattezzato sprezzantemente “Lelly Kelly”. Gli stessi che ora, senza troppa vergogna, lo chiamano “Kellyni”. Quante cose possono cambiare in un anno, vero? Soprattutto quando il campo decide di ridicolizzare il pregiudizio.
Foto: Instagram personale
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