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AltroDouglas Luiz, più minuti su Instagram che in campo (ma non per colpa sua)

martedì 29 aprile 2025 alle ore 19:09di Antonio Scaduto2 min di lettura

Douglas Luiz, più minuti su Instagram che in campo (ma non per colpa sua)Antonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutomartedì 29 aprile 2025 alle ore 19:09 · AltroAltre notizie

C’è qualcosa di inspiegabile – e non certo in senso mistico – nel caso Douglas Luiz. Un mistero tecnico, tattico, gestionale, che sfugge anche alla più fervida immaginazione calcistica. Perché, al netto degli infortuni (che ci sono stati, ma non sempre), resta un interrogativo che aleggia come una nuvola bianconera: perché lo hai preso? Cinquantuno milioni. Non bruscolini, ma un investimento serio, importante. Un segnale, almeno apparentemente, di fiducia. E invece? Panchina. Spezzoni. Minutaggi da comparsa. E stiamo parlando di Douglas Luiz, non dell’ennesimo mediano grintoso con passaporto comunitario: qui c’è qualità, visione, tecnica sopraffina, geometrie da Premier. Insomma, un giocatore vero. Di quelli che, se messi in condizione, spostano. E invece, niente. Prima Thiago Motta lo ha lasciato a bordo campo, poi Tudor ha preso il testimone, ma il copione non è cambiato. Cinque partite con il nuovo allenatore, solo quattro minuti giocati. Quattro. Giusto il tempo di annusare l’erba e risentire l’odore della panchina. Douglas, nel frattempo, ha risposto a tono alle critiche social. Senza frasi da ufficio stampa, ma con lucidità e quel filo di amarezza che viene naturale quando dai tanto, e in cambio ricevi poco o nulla. Non è più solo un caso tecnico, è una questione di coerenza. Perché se compri un giocatore così, lo fai per costruire una squadra intorno a lui. O almeno per dargli due partite consecutive da titolare. Due. Non cinquanta. Invece si preferisce la continuità di Locatelli. Nulla contro Manuel, ci mancherebbe. Ma siamo sinceri: anche nella sua miglior giornata, non ha il piede, né la visione, né l’eleganza con cui Douglas Luiz può trasformare un’azione da normale in brillante. Tecnica pura, quel tipo di centrocampista che in Premier League hai bisogno di ingabbiare con due uomini. Alla Juve, invece, è rimasto imprigionato da una panchina che ha dell’assurdo. Il brasiliano non si è tirato indietro. Ha fatto la preparazione, si è presentato in forma, ha parlato chiaro. Ha messo in discussione persino la natura degli infortuni che lo hanno tenuto fuori. E solleva un dubbio inquietante: possibile che ci sia qualcosa di più profondo, di sistemico, nel suo accantonamento? A questo punto, le responsabilità si spostano. Non più sul giocatore, ma su chi lo gestisce. Su chi lo ha voluto, strapagato, e poi dimenticato. Su chi non è riuscito nemmeno a dargli la possibilità di sbagliare, di fallire, di provare. Su chi ha preferito percorrere la via sicura, la solita, la prevedibile. Anche a costo di rinunciare al talento. Douglas Luiz non è un pacco. Non è un errore di mercato. È un giocatore sprecato. Un investimento lasciato a prendere polvere sullo scaffale. E a giudicare dal tono con cui si è espresso, la pazienza ha un limite. E la ragione – per una volta – sta tutta dalla parte del calciatore.

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