AltroIl Business sopra ogni cosa: la vergogna di Atalanta-Lecce e l’assenza di umiltà nel calcio
Antonio ScadutoIl calcio moderno sembra aver perso ogni senso di umanità, piegandosi inesorabilmente alle logiche del business. In una corsa frenetica per rispettare il calendario, quello che conta non è il rispetto per la tragedia o per le persone coinvolte, ma solo il “devi giocare”. L’episodio che ha scosso la comunità calcistica — la tragica morte del fisioterapista Graziano Fiorita — non ha fatto eccezione. Nonostante il dolore e il lutto, Atalanta-Lecce, una partita fissata per ieri alle 20:45, è stata spostata a domani sera senza alcuna riflessione sul contesto umano della situazione. Chi ancora sperava in un rinvio dell’incontro, magari per concedere un minimo di rispetto a una tragedia così grave, si è trovato di fronte una realtà implacabile. La macchina del calcio, indifferente a qualsiasi forma di empatia, non ha dato margini di manovra. Il Lecce, con la sua programmazione implacabile, aveva già deciso: dopo una seduta di allenamento del tutto ininfluente, il volo in charter per Bergamo era già programmato per domani mattina. Una gestione che ricorda quella della Lazio, che mercoledì aveva dovuto affrontare lo stesso destino per la gara contro il Genoa, annunciata mentre i giocatori erano ancora in volo. La Fiorentina, invece, ha avuto la “fortuna” di non dover rientrare subito da Cagliari, guadagnandosi qualche giorno in più di riposo. Ma la differenza in questa storia è che nessuna delle scelte fatte ha mai preso in considerazione il valore umano delle circostanze. Il calcio, ormai, sembra ignorare ogni tipo di limite. La riflessione sul rispetto e sul buon senso è stata completamente sostituita dalla necessità di far quadrare i conti e di non rallentare mai il flusso delle competizioni. La tragedia di Fiorita, purtroppo, è solo l’ennesima prova di come il calcio italiano, e forse internazionale, non abbia più alcun freno inibitore quando si tratta di “mandare avanti” il suo carrozzone. E così, senza scrupoli, senza imbarazzo, tutto si riduce a numeri, orari e accordi da rispettare a qualsiasi costo. Un’industria spietata, dove la dignità sembra essere un lusso che nessuno si può permettere.
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