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AltroLega calcio: il “rispetto” che non c’è, tra lutto ignorato e partite da recuperare a ogni costo

lunedì 28 aprile 2025 alle ore 19:35di Antonio Scaduto3 min di lettura

Lega calcio: il “rispetto” che non c’è, tra lutto ignorato e partite da recuperare a ogni costoAntonio Scaduto
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AAutoreAntonio Scadutolunedì 28 aprile 2025 alle ore 19:35 · AltroAltre notizie

Il calcio, come ogni grande industria, ha il potere di impressionare, emozionare, trasformare e, talvolta, anche scuotere le coscienze. Ma quando il business travalica il limite del rispetto per la vita umana, quando l’emozione diventa solo un elemento di contorno da sussumere al “mandato” di un calendario, siamo di fronte a un pericolo che trascende il risultato di una partita. Eppure, il presidente della Lega Calcio, Simonelli, pare volerci dire che tutto ciò è perfettamente normale, una routine in cui il rispetto per le tragedie non può che essere “una variabile trascurabile” nel grande schema delle cose. Il decesso di Graziano Fiorita, fisioterapista del Lecce, un uomo che ha dedicato la sua vita al calcio, ha toccato l’animo di chiunque abbia un minimo di sensibilità. Ma non, evidentemente, di chi gestisce la macchina da guerra della Lega Calcio. “Il mantra che ci deve sempre indirizzare è recuperare”, ha dichiarato Simonelli. Che dire, è davvero straordinario come la sua capacità di “recuperare” partite sia pari a quella di ignorare ogni sentimento umano in gioco. La decisione di riprogrammare la partita Lecce-Atalanta, mentre il paese piangeva una vita spezzata, non solo è insensibile, ma addirittura priva di qualsivoglia traccia di umanità. E quando si parla di “rispettare la regolarità del campionato” come priorità assoluta, l’evidente ignoranza delle circostanze – il lutto, il dolore, l’emotività di chi ha appena subito una perdita così devastante – diventa una macchia indelebile su chi dovrebbe essere il custode dell’etica sportiva. Ecco, per Simonelli è più importante che il campionato “non rallenti” di quanto lo siano il rispetto e la dignità umana. La Lega ha fatto “la scelta tecnicamente più corretta” in un contesto dove il “tecnicamente” si riduce a una sterile giustificazione per un’azione che rasenta la mancanza di empatia. Ma certo, il “show must go on”, non c’è nulla da fare, giusto? A proposito di giustificazioni: il presidente ha osato paragonare la situazione del Lecce a quella di altri eventi sportivi, come la morte di Ayrton Senna, per giustificare il fatto che il calcio debba “andare avanti a tutti i costi”. E qui si tocca veramente il fondo. Invocare esempi come Schumacher o Senna, atleti che, purtroppo, si sono trovati a gareggiare in momenti di profondo dolore personale, non è un richiamo alla grandezza sportiva, è un tentativo di banalizzare la tragedia umana in nome di un’industria che non tollera fermate. Siamo sicuri che non sarebbe stato più rispettoso fermarsi per qualche giorno, dare un segno di vera solidarietà e far sentire al Lecce che, forse, nel calcio c’è ancora qualcosa di più grande delle partite? La sua difesa del calendario e la sua insistenza nell’affermare che “tutti bravi dal divano” non fa altro che evidenziare una visione paternalistica e arroccata, degna di chi non sa vedere oltre il proprio giardino recintato. È un “prima il campionato” che suona vuoto e privo di ogni compassione, un mantra ripetuto come un riflesso condizionato per non affrontare la verità: la morte di un uomo, il dolore di una famiglia, non sono eventi da programmare, e non dovrebbero mai essere ridotti a un “accidente” su un calendario da rispettare a tutti i costi. Infine, la logica del “se c’è la possibilità di rinviare, rinviamo”, che contraddistingue la sua gestione del campionato, si trasforma in un gioco di parole senza sostanza. Per Simonelli, un calendario senza asterischi sembra più importante di un atto di pietà, di umanità. E mentre il mondo prosegue nella sua corsa insensata, è difficile non chiedersi se, al di là di tutto, il presidente non stia dimenticando che, nel calcio come nella vita, ci sono cose che non sono rimandabili. Come il rispetto per chi ci lascia, come la dignità che non dovrebbe mai essere messa in discussione. A volte, anche il calcio ha bisogno di fermarsi. Non per le partite, ma per ricordare che il suo cuore batte anche grazie a chi, dietro le quinte, lavora con passione, sacrificio e umanità. E a quel cuore, che qualcuno oggi ha deciso di ignorare, dobbiamo il nostro ricordo più sincero. Perché, alla fine, la partita non è solo un gioco.

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