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EditorialeL’ITALIA DEL FALSO PERBENISMO: UN PADELLONE DI LUPI CON IL VESTITO DELLE BUONE MANIERE

martedì 22 aprile 2025 alle ore 20:15di Antonio Scaduto4 min di lettura

L’ITALIA DEL FALSO PERBENISMO: UN PADELLONE DI LUPI CON IL VESTITO DELLE BUONE MANIEREAntonio Scaduto
© foto di Antonio ScadutoCondividiTweet
AAutoreAntonio Scadutomartedì 22 aprile 2025 alle ore 20:15 · EditorialeAltre notizie

Lunedì è morto Papa Francesco. Un evento che ha scosso il mondo, e che ha certamente toccato il cuore di milioni di fedeli. Tuttavia, questa morte, pur importante e carica di simbolismo, ha aperto una voragine di ipocrisie nel nostro paese, un paese che da tempo si è trasformato in una maschera di buonismo e finto perbenismo. La vera domanda è: siamo davvero un paese laico o ci nascondiamo dietro una facciata di laicità per poi ingigantire e piegare le nostre istituzioni alla religione quando fa comodo? Intanto, per un’Italia che si inchina al dolore per la morte del Papa, c’è un altro lutto che è stato ingiustamente oscurato: quello di Bruno Pizzul, storico telecronista sportivo che ha scritto pagine di storia nel nostro calcio, ma che, incredibilmente, non ha ricevuto nemmeno il giusto riconoscimento. E per le vittime dell’alluvione in Emilia Romagna? Neppure un cenno. In un paese che si vanta di essere solidale, la memoria è corta, troppo corta. E il calcio, come sempre, è finito nel mezzo di questa polemica. La morte del Papa è stata un pretesto per una decisione tanto discutibile quanto ipocrita: rinviare le partite, in nome di un “rispetto” che durato appena 48 ore. Mercoledì, dopo il lutto nazionale di cinque giorni, tutto torna alla normalità, e si gioca. E allora, cosa è cambiato? La morte di Papa Francesco è stata davvero così sacra da giustificare l’interruzione totale, mentre, a distanza di appena due giorni, nessuno sembra più ricordarsi del lutto. Ecco l’ipocrisia. E il finto rispetto. Chi ha preso la decisione di rinviare le partite non ha pensato minimamente al disagio dei tifosi. E se è vero che il rispetto si manifesta anche con un gesto simbolico, allora perché non bastava un minuto di silenzio, una fascia nera sul braccio, o, al massimo, rimandare le partite di un’ora? Si trattava di una scelta che avrebbe avuto più significato e che non avrebbe paralizzato il paese. Invece, si è deciso di mettere in pausa tutto, e il risultato è stato un caos totale, con la Serie A che non sapeva nemmeno come gestire il recupero delle partite. Sospendere o no? Questa è la domanda. Ma mentre ci si dibatteva su questo, le decisioni continuavano a essere prese senza consultare nessuno. Poi c’è la Lazio, che ha protestato ufficialmente, giustamente, per una decisione presa senza consultare i club. La scelta di rinviare le partite a mercoledì ha suscitato un’ondata di discontento tra i tifosi e i club stessi, che si sono visti costretti a fare i conti con disagi economici e organizzativi. Non ci sarebbe stato niente di male se la decisione fosse stata presa in modo più ponderato, con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, invece di agire d’impulso. Ma, come al solito, i tifosi, quelli veri, quelli che seguono le squadre con passione e sacrificio, sono stati i veri dimenticati di questa storia. E non parliamo poi della leggenda di “lutto nazionale” che abbiamo voluto dipingere a colpi di comunicati ufficiali e dichiarazioni roboanti. Un lutto nazionale che si è esaurito nel giro di pochi giorni, con la morte del Papa ridotta a una cerimonia mediatica e, al contempo, tutto il resto del paese messo in pausa come se nulla fosse. Un’Italia che piange con una mano e gioca con l’altra, dimostrando ancora una volta la sua natura contraddittoria e ipocrita. La nostra capacità di commuoverci per ciò che ci conviene e di dimenticare tutto il resto è ormai nota. E se davvero vogliamo parlare di rispetto, dobbiamo chiedere che venga trattato ogni lutto con la stessa dignità, a prescindere dalla fede o dal rango della persona scomparsa. La verità è che siamo un paese di facciata. E mentre ci riempiamo la bocca di buone intenzioni e moralismo, in fondo sappiamo bene che le cose che contano davvero non sono quelle che vengono messe in primo piano. Come sempre, il calcio, la politica, e la religione, si mescolano in un cocktail pericoloso dove l’ipocrisia regna sovrana. È ora di smettere di fare finta di non vedere, è ora di guardare in faccia la realtà e ammettere che in Italia il rispetto, per davvero, è sempre stato una questione di opportunità e non di valore autentico.

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