EditorialeCOMOLLI, TUDOR E LA SARTORIA IMPAZZITA
Antonio ScadutoNel calcio moderno – almeno in quello nostrano – funziona così: il direttore sportivo fa il mercato, e poi comincia a pregare. Prega che l’allenatore non rovini tutto, che non trasformi il velluto in stracci, che valorizzi ciò che ha chiesto, scelto e magari anche benedetto davanti a un power point. Insomma, che non si metta a cucire un completo da clown con stoffa da smoking. In questi giorni, è probabile che Comolli qualche domanda se la sia posta, magari di notte, girandosi nel letto come un mediano in crisi d’identità. Una su tutte: “Ho dato al mio sarto i tessuti giusti, o è il mio sarto a non saperci fare con le forbici?” Il problema è che a Torino c’è un laboratorio di sartoria – chiamato Juventus – in cui pare si litighi ogni giorno sul modello da seguire. E nel frattempo, fuori dallo spogliatoio, è un continuo chiacchiericcio. Tra opinionisti, ex juventini col patentino della verità in tasca, e tifosi con la verve dei profeti pentiti, pare si sia giunti a un referendum permanente su Vlahovic. O dentro o fuori. Come se gli altri attaccanti fossero dei ronzini finiti per sbaglio in un maneggio di purosangue. Igor Tudor, nel frattempo, arrostisce sulla graticola mediatica dopo un avvio di stagione che definire smorto è già un complimento. Il suo calcio, almeno finora, ha la stessa coerenza di una tesi di laurea scritta con ChatGPT e tradotta in coreano per sbaglio. Certo, l’allenatore croato non è l’unico colpevole. Ma quando vediamo che David e Openda, giusto per fare due nomi, stanno confermando numeri e impatto, ci si chiede: perché a Torino ogni attaccante diventa un caso clinico? E il sospetto è che qui si continui a ripetere lo stesso copione, da anni: prima si fa passare un giocatore per inadeguato, poi lo si manda via, e infine lo si guarda fare faville altrove con la stessa sorpresa di chi scopre che l’acqua bagna. Un anno fa toccò a Koopmeiners e Nico Gonzalez, oggi i sospetti ricadono su chiunque osi dribblare senza chiedere il permesso. Dunque, che si fa a gennaio? Si organizza una svendita di esterni e attaccanti perché Tudor non sa dove metterli o, peggio, non li capisce? No, non scherziamo. Chi ci tiene a dire che Tudor non è a rischio (quasi con l’aria di chi difende l’amico nei guai) dovrebbe guardare le ultime quattro-cinque partite, non solo il saldo dei punti. Perché il problema non è l’aritmetica: è la sensazione di confusione strutturale, l’assenza di un’idea stabile, riconoscibile, da squadra vera. La Juventus – piaccia o no – ha un attacco forte, forse fortissimo. Ma se non trovi il modulo giusto, non è colpa dei giocatori. È che il sarto non ha ancora imparato a usare il metro. E ora, durante la sosta, ci si aspetta che Tudor torni giù dalle montagne russe, posi il fioretto tattico e prenda una decisione chiara. Perché dire “scelgo l’attaccante in base all’avversario” suona bene nei salotti TV, ma in campo non funziona. Soprattutto se cambi undici titolari ogni settimana come fossero le carte del Mercante in Fiera.
E poi c’è il capitolo tragicomico che solo il nostro calcio sa regalare: De Bruyne messo sotto processo. Sì, proprio lui. Uno dei centrocampisti più forti dell’ultimo decennio, trattato come un bidone da discount dopo due partite con le valigie ancora da disfare. Assurdo? No, Italia. Qualcuno ha persino avanzato l’idea che il suo arrivo stia limitando McTominay. Ora, si può volere bene a McTominay, ci mancherebbe. Ma se per giustificare le sue difficoltà dobbiamo dare la colpa a Kevin De Bruyne, allora è il caso di convocare un esorcista, non un tattico. Sì, KDB deve trovare la sua posizione, la sua “mattonella”, ma è normale. Non ha lasciato il Burnley: ha lasciato il Manchester City. Parliamo di uno che ha avuto Guardiola come totem, non uno che si accontenta di “correre e pedalare”. Che poi a Conte possa dare fastidio un atteggiamento sbagliato? Sacrosanto. Conte è Conte. Ma dopo due assist in Champions, e una partita ribaltata contro il Genoa entrando dalla panchina, forse si può dire che De Bruyne è l’ultimo dei problemi. Tutto il resto? Rumore di fondo. Anzi, spazzatura.
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