EditorialeCONTE-DE LAURENTIIS, LA LINEA SOTTILE TRA STIMA E LOGORAMENTO
Antonio ScadutoC’è chi sogna una poltrona vista oceano, magari alle Maldive, per osservare tutto da lontano e senza rumore. Ma il calcio, per sua natura, non concede pause contemplative: vive di tensioni, di equilibri fragili, di parole che spesso pesano più dei risultati. E allora eccoci qui, dentro una storia che funziona ma non convince fino in fondo. Da una parte Antonio Conte, protagonista assoluto del recente ciclo del Napoli: uno Scudetto pesantissimo, trofei, una squadra rimessa in piedi e portata stabilmente in zona Champions. Dall’altra Aurelio De Laurentiis, che ha investito, speso, assecondato – e ora riflette. Il punto non è ciò che è stato. È ciò che sta diventando. Nel giorno di una vittoria importante, Conte sceglie di allargare il discorso, di guardare oltre, persino di aprire a scenari federali ancora indefiniti. Una mossa che sposta il focus, che inevitabilmente genera rumore. In certe situazioni, il silenzio sarebbe stato più eloquente. Anche perché la risposta del presidente, dagli Stati Uniti, arriva puntuale: disponibile, sì, ma con più di una riserva. La sensazione è chiara, anche se nessuno la ammetterà mai apertamente: questa è una convivenza che va avanti per necessità più che per sintonia. Da mesi, probabilmente. Non è neanche una novità quando si parla di Conte. La sua storia racconta di cicli intensi, spesso brevi, in cui il secondo anno segna già il confine tra costruzione e logoramento. Il terzo, semmai arrivasse, sarebbe quasi un’eccezione statistica. De Laurentiis, dal canto suo, ha fatto uno sforzo importante per accontentare ogni richiesta tecnica. E oggi si chiede se ne sia valsa la pena fino in fondo. Perché è vero che la Champions è a portata, ma è altrettanto vero che l’uscita europea è stata pesante, difficilmente digeribile. E qualche scelta di mercato – tra aspettative e rendimento – ha lasciato più dubbi che certezze. Conte, invece, guarda soprattutto al campo e alle proprie esigenze. È il suo modo di lavorare, il suo codice. Probabilmente si aspetta riconoscenza per quanto costruito. E sotto questo aspetto, le sue ragioni non sono poche. Quando due visioni iniziano a divergere, le strade sono sempre le stesse: trovare un nuovo punto d’incontro oppure prendere atto che il ciclo è arrivato al capolinea. Sulla carta c’è ancora un contratto da rispettare. Nella realtà però è difficile immaginare un terzo anno vissuto in questa atmosfera. Sarebbe più una forzatura che una scelta. Per questo, la soluzione più probabile resta quella più “italiana” possibile: aspettare, osservare, lasciare che siano gli eventi a indirizzare la decisione. Senza strappi, ma anche senza illusioni.
Foto: sito Napoli
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